Nella Lecco del lago e dei monti, Fabio Buzzi è stato di sicuro un cantore delle acque,  uno di quei personaggi che attingono dal “genuis loci” l’ispirazione per tradurre in macchine portentose ingegno e conoscenza.

La tragica scomparsa dell’ingengner Fabio Buzzi

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Le barche firmate da Buzzi sono inconfondibili e inimitabili e apprezzate in ogni angolo della terra. Autentiche macchine infernali capaci di portare in paradiso i piloti, lui fra quelli, che hanno avuto l’ardire di cavalcare sulle onde, a velocità pazzesche questi prodigi esposti nei più famosi musei della tecnica del mondo: a New York a Parigi e a Londra ad est e ad ovest. Un autentico precursore, un caratteraccio come si usa dire, che se di impatto creava qualche problema di comunicazione. poi gli tornava utile per competere in un mercato dove a fare la differenza sono proprio i soldi e gli sponsor.

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Il padre Bruno era conosciuto a Lecco per aver fatto nascere intere generazioni suo figlio compreso, nelle vesti di primario ginecologo dell’ospedale di Lecco.

Cavaliere senza paura e forse anche senza macchia, l’ingnegner Buzzi si iscrive di diritto nella storia dei lecchesi più illustri e la sua morte tragica e improvvisa fa quasi da controcanto alle vittime della montagna: uno sport più elitario il suo ma che per passione lo avvicina all’entusiasmo  dei tanti alpinisti che hanno eletto la nostra Grigna a palestra per avventure sulle cime dell’inverso.

Ti sia lieve la terra, Fabio, anche se tu nella vita hai avuto più dimestichezza con l’acqua.

MC