Una malattia scoperta quasi per caso, il sollievo della guarigione e la consapevolezza che, se oggi può raccontare la sua esperienza, se può dire di aver sconfitto il tumore, lo deve soprattutto alla prevenzione. Per questo torna a raccontare la sua storia.

“Sono vivo grazie allo screening”, la storia di un sindaco lecchese che ha sconfitto il tumore

Da quando tutto è iniziato sono passati otto anni, ma gli occhi lucidi con cui il sindaco di Cassina Valsassina Roberto Combi, 63 anni appena compiuti, ripercorre i momenti e gli eventi legati alla scoperta di un tumore al colon sono sempre gli stessi.«La vicenda risale al giugno di otto anni fa – spiega – Avevo ricevuto a casa una lettera per aderire al programma di prevenzione e diagnosi del tumore al colon retto: dopo aver saltato il primo richiamo, mi sono poi deciso a sottopormi agli esami. Grazie alla colonscopia è stata poi riscontrata la presenza di un corpo estraneo di due centimetri. Fortunatamente il tumore è stato scoperto in fase iniziale, non so come sarebbe andata se fossimo arrivati con qualche mese di ritardo».

La lotta alla malattia

Combi, che è anche componente di Lario Reti Holding e presidente del Comprensorio caccia Prealpi Lecchesi, racconta la sua storia con serenità. Non cerca protagonismo, ma spera che la sua esperienza possa aiutare gli altri, ricordando a tutti quanto la prevenzione sia importante. Anzi, fondamentale.
«Sono stato operato subito, era il 9 settembre. Fortunatamente tutto si è risolto con dieci giorni di ospedale, in seguito all’intervento di endoscopia a cura del dottor Piero Carzaniga di Merate».

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Nell’affrontare una malattia e momenti di questo tipo c’è, inevitabilmente, bisogno di almeno due fattori: una equipe medica esperta e capace, ma soprattutto di persone care intorno, in grado di offrire tutto il sostegno di cui si ha bisogno.
«Sono periodi duri, in cui si arrivano quasi a comprendere anche i gesti di sconforto che compiono alcune persone. Per tale motivo questi due elementi sono imprescindibili e non smetterò mai di riconoscerlo – sottolinea Combi – Oggi, il messaggio che voglio far passare è semplice, ma allo stesso tempo forte: voglio che il mio caso possa fungere da esempio e da testimonianza di incoraggiamento. Forte di questa esperienza e consapevole dell’importanza delle prevenzione, pochi mesi dopo l’intervento mi sono iscritto a Lilt (Lega italiana lotta tumori) a Cortabbio e ho organizzato diversi tipi di screening anche qui in comune».

L’importanza della prevenzione

Prevenzione. Sempre e il più spesso possibile. Concludendo il suo racconto il sindaco insiste su questo semplice, ma fondamentale concetto: «Oltre ai due fattori citati in precedenza, ce n’è un terzo ancor più fondamentale: il ruolo svolto dalla prevenzione. La prevenzione e le attività di screening sono importantissime a ogni livello, specialmente in casi come i tumori. Ma non bisogna fare distinzioni: a prescindere dalla tipologia del tumore – onestamente quello che mi è occorso è uno dei più “semplici” da affrontare – non bisogna rifiutare questo genere di indagini preventive. Va accettato qualsiasi tipo di esame. Probabilmente c’è troppa reticenza sulla tematica, sia da parte di chi effettua tali esami nel comunicare la loro importanza, sia nel recepire l’importanza da parte dei destinatari. Qualsiasi sintomo può rilevare un problema, piccolo o grande che sia, ma resta il fatto che la prevenzione è una misura fondamentale».

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La campagna dell’Ats per il tumore al colon retto

E proprio in questi giorni prosegue la campagna di prevenzione per il tumore al colon retto in ATS Brianza. “Lo screening, completamente gratuito, interessa uomini e donne fra i 50 e i 74 anni e mira a prevenire una delle patologie tumorali più diffuse nella popolazione – spiega la dottoressa Nicoletta Castelli, Direttore Sanitario ff dell’Agenzia di Tutela della Salute – Si tratta della quarta neoplasia più frequente fra gli uomini (11,3% del totale dei tumori) e della terza più frequente fra le donne (11,5% del totale). La prevenzione garantisce ottimi risultati: la precocità della diagnosi consente una riduzione della mortalità di circa il 20%”.

Come funziona

L’Agenzia di Tutela della Salute della Brianza invia ogni due anni a domicilio la lettera di invito a sottoporsi allo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci alla popolazione target, con le indicazioni per il ritiro e la successiva consegna della provetta con il campione per l’esecuzione delle analisi. Dal punto di vista operativo per quanto riguarda l’area di Lecco in questi giorni e nei prossimi verranno recapitate 15.000 lettere di invito: sarà possibile restituire il campione fecale fino al 2 maggio, nella sede di via Tubi (dal lunedì al giovedì, dalle 9 alle 12).

I dati

“Dal 2018 ATS Brianza ha ampliato la fascia della popolazione che può effettuare gratuitamente lo screening coinvolgendo anche i soggetti in fascia di età compresa tra i  73 e i 74 anni – spiegano la dottoressa Antonina Ilardo e la dottoressa Faustina Lobuono responsabili degli screening oncologici rispettivamente per Lecco e per Monza in ATS Brianza – È importante aderire e farlo in modo costante, vale a dire rispondendo ogni due anni all’invito che la nostra Agenzia di Tutela della Salute manda al domicilio con posta ordinaria. L’individuazione di una lesione in fase iniziale, infatti, può favorire una prognosi migliore e la possibilità di guarigione”.

In caso di positività è necessario proseguire con gli approfondimenti proposti: se lo screening dà un risultato positivo il paziente viene invitato a sottoporsi ad ulteriori accertamenti (colonscopia) sempre gratuitamente.