Ecco cosa non funziona della riforma sanitaria lombarda a  tre anni dal varo. Lunga la lista delle criticità stilata dalla Conferenza dei Sindaci dell’Ats Brianza (140 Comuni delle province di Monza e di Lecco) con il documento “Osservazioni sullo stato di attuazione della L.R. 23/2015”.

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La riforma sanitaria dopo tre anni

Il documento è  un’analisi degli impatti che la Legge regionale 23 ha avuto sul territorio. Partendo da un resoconto sul lavoro svolto, si arriva ad elencare una serie di criticità nell’attuazione della riforma. Il documento, in vista del termine di mandato dei direttori di generali,  costituisce anche una traccia di lavoro per i prossimi vertici dell’Ats e delle Asst

Partendo dal presupposto che i principi espressi nella riforma stessa sono interessanti, i Sindaci evidenziano come le criticità rilevate nell’attuazione di questi principi siano una questione da prendere in mano e affrontare. Nel rispetto delle competenze del legislatore regionale, portano una testimonianza sulle criticità quale contributo alla soluzione dei problemi, e dichiarano piena disponibilità a collaborare, secondo le proprie competenze istituzionali.

Dieci criticità

Una decina le criticità segnalate dai sindaci. Fra queste il problema dei tempi di attesa  per le prestazioni ambulatoriali, nonché degli accessi e delle lunghe attese al pronto soccorso. Ma ci sono anche altre questioni aperte, forse meno evidenti agli utenti che pur ne subiscono le ricadute.

Anzitutto la scarsità dei servizi territoriali, a fronte di un accentramento dei servizi negli ospedali. Il che contraddice la riforma che prevede una valorizzazione del territorio.  Al secondo posto una mancanza di risorse disponibili, di personale oltre che di strumentazione. “Questo comporta un depauperamento dei servizi: una riforma di tale portata non può essere realizzata a iso-risorse” affermano i sindaci.  D’altra parte anche la governance si è dimostrata di difficile attuazione: non ci sono gli strumenti di governo per orientare l’attività degli enti erogatori (in primis le Asst). Gli enti locali incidono poco niente sulle politiche sanitarie. Tanto meno sono in grado di garantire l’auspicata integrazione sociosanitaria. E in questo senso si segnala il fatto che “non sono state garantire risorse ai Distretti dei Comuni per svolgere le funzioni loro assegnate”.

PreSST e POT, malati cronici

Si attendono da tre anni indicazioni specifiche per la costituzione dei PreSST e dei POT (Presidi Sociosanitari Territoriali ad alta valenza di integrazione col sociale). La presa in carico del cittadino si è realizzata in chiave esclusivamente sanitaria, con la dimensione sociale relegata in secondo piano.

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Ancora, si segnalano poi rilevanti disservizi negli ambiti di Seregno e Carate, dovuti ad una infelice definizione dei confini territoriali nelle due ASST di Monza e Vimercate.

Documento indirizzato a Fontana

Il documento è stato trasmesso alla Regione, all’attenzione del presidente Attilio Fontana, degli assessori Giulio Gallera (Sanità) e  Stefano Bolognini (Politiche sociali). Obiettivo proporre un lavoro comune, coinvolgendo anche Anci Lombardia, per risolvere le criticità evidenziate.

“In questo triennio noi Sindaci abbiamo garantito il massimo impegno per attuare i principi della riforma sanitaria, peraltro trovando nell’ATS una piena disponibilità al confronto”  ha dichiarato Maria Antonia Molteni, presidente della Conferenza dei Sindaci. “Proprio perché espresse in forma propositiva e da un territorio che si è impegnato, ci attendiamo che la Regione prenda in considerazione le nostre segnalazioni. Ci auguriamo che le criticità si trasformino in prospettive di sviluppo, verso la soluzione dei problemi generati dalla definizione dei confini territoriali, e verso lo sviluppo dei servizi di integrazione come i PreSST”.

Le dichiarazioni di Giupponi e Rinaldi

“In questi tre anni ci siamo confrontati costantemente con i sindaci e siamo consapevoli delle tematiche rilevate nel documento” ha spiegato Oliviero Rinaldi, direttore Sociosanitario dell’Ats. “Insieme ai Comuni abbiamo già avviato diverse linee di lavoro, in alcuni casi con risultati importanti ed esiti positivi. Continueremo su questa linea, impegnandoci a fondo nella soluzione dei problemi, ma anche nella messa a sistema delle buone prassi che abbiamo già realizzato”.

“Il fatto che i Sindaci, primi garanti della salute dei cittadini, si esprimano sullo stato di attuazione della riforma sanitaria è un elemento importante e positivo”  ha commentato Massimo Giupponi, direttore generale uscente dell’Ats. “La partecipazione dei sindaci, espressa anche attraverso la segnalazione di criticità, e il loro impegno nella ricerca di soluzioni, sono un valore aggiunto per il benessere delle nostre comunità. Porteremo testimonianza di tutto ciò alla futura Direzione dell’ATS, in modo che possa impostare il proprio lavoro nella consapevolezza di avere nei Sindaci un interlocutore attento e attivo”.