Essere volontari non significa solamente mettersi a disposizione degli altri gratuitamente. Vuol dire anche intraprendere un percorso che può arrivare a sconvolgere la propria vita, arricchirla e riempirla di significati nuovi e diversi. E’ ciò che è successo a Davide Riva ed Eleonora Brocchi, 33enne lui e 25enne lei, giovane coppia di robbiatesi che, tramite il volontariato nell’associazione «Il giardino delle rose blu», hanno scoperto un nuovo modo di guardare la quotidianità e hanno trovato anche l’amore.

Davide e Eleonora, un amore nato grazie al volontariato

«Quello che vorremmo fare è soprattutto riuscire a sensibilizzare le persone. La nostra storia infatti è quella di migliaia di volontari che vivono le nostre stesse sensazioni e che donano un aiuto indispensabile ai disabili di Gornja Bistra, in Croazia», ha esordito proprio Riva, che in seguito ha brevemente descritto il mandato del sodalizio di cui fa parte dal 2012. «L’associazione è nata alla fine degli anni ‘90, fondata da un sacerdote di Frosinone, don Ermanno. In questo ospedale pediatrico che si trova nei pressi di Zagabria all’interno di un castello settecentesco, vivono centinaia di disabili, sia bambini che adulti, che prima di ricevere il supporto dei volontari vivevano in condizioni al limite dell’umanità: legati al letto, privati della propria identità… sopravvivevano a malapena, sia che si trattasse di malati gravi che di ragazzi con disabilità minori che potrebbero avere una vita quasi normale. Etichettati come diversi, venivano rinchiusi e dimenticati dalle proprie famiglie, situazioni che in Italia non si vedono più da almeno 60 anni», ha spiegato Riva molto provato dal racconto. «Noi volontari doniamo loro una nuova vita. Abbiamo saputo riportare a queste persone un po’ di gioia e quotidianità, abbiamo insegnato loro a fare le cose più normali: camminare, mangiare da soli, parlare, hanno scoperto che ci si può lavare i denti… tante piccole cose che noi siamo abituati a dare per scontate».

Un’esperienza che cambia la vita

In seguito i due giovani robbiatesi hanno raccontato come lo stare a contatto con i disabili di Gornja abbia cambiato la loro vita. «Avevo 17 anni la prima volta che ci sono stata tramite un tirocinio con la scuola. Sono tornata a casa e subito ho capito che occuparmi delle persone con disabilità era quello che volevo fare nella mia vita. Ho cambiato amicizie e scoperto lati di me che non conoscevo. Lì non ti puoi nascondere, non hai maschere e ritrovi davvero te stesso», ha raccontato Eleonora Brocchi senza nascondere la propria emozione. «La prima volta non volevo nemmeno andarci. Mi ha convinta un amico, senza dirmi dove eravamo diretti. Quando l’ho scoperto pensavo di non potercela fare, invece adesso non posso fare a meno di tornarci perché lì c’è un pezzo di vita. Le prime volte si prova solo rabbia vedendo questi disabili tenuti legati ai letti, è una sensazione che provano tutti. Poi i volontari imparano a lasciare da parte l’orgoglio e ogni sorta di pregiudizio. Si impara ad entrare in confidenza con il personale e le infermiere e si impara a capire i loro motivi – ha aggiunto Davide Riva – E’ un’esperienza che ti fa crescere davvero. Si arriva a vedere i disabili per quello che sono veramente, persone normalissime con una potenzialità nascosta tutta da scoprire. Si impara anche a sgridarli, a dire loro di no e si impara infine la naturalezza del confronto».
Entrambi i giovani di Robbiate hanno poi spiegato come l’esperienza in Croazia abbia permesso loro di rivalutare anche le potenzialità della parola. «Scopri nuovi modi di comunicare e capisci che diamo troppa importanza alle parole, a volte bastano gli occhi. Sono proprio loro, questi ragazzi disabili, che ci hanno insegnato ciò che davvero conta nella vita».

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La generosità delle “Rose blu”

La coppia di giovani robbiatesi ha poi sottolineato come solo la presenza continuativa di volontari permetta ai disabili della struttura di ottenere qualche forma di progresso. «Negli ultimi anni siamo riusciti a garantire la presenza di una quindicina di volontari tutte le settimane. Nel 2018 le “Rose blu” hanno fatto registrare 10mila presenze, c’è gente che va una sola settimana e altri, come noi, che ci tornano una volta al mese. E’ un aiuto davvero fondamentale, ci si rende conto di come il volontario migliori davvero le condizioni di vita dei pazienti e di come bastino pochi giorni senza il riferimento delle “Rose blu” perché i ragazzi regrediscano tornando allo stato di partenza – hanno spiegato ancora i due giovani – La maggior parte di loro avrebbe grandi potenzialità, nessuno però si è mai occupato di insegnargli a vivere».

“La Croazia ci ha accolto come una famiglia”

Nei viaggi in Croazia i due giovani hanno anche scoperto l’amore e l’opportunità di dar vita ad una famiglia. «Noi ci siamo conosciuti proprio lì e la speranza adesso è quella di poter diventare una famiglia adottando uno di questi bambini a cui ci siamo enormemente affezionati. Si chiama Dejan e già ci chiama mamma e papà. Ha un padre biologico ancora in vita, ma è piuttosto anziano e si è già detto disposto a rinunciare alla patria potestà per cederla a noi», hanno raccontato con grande emozione. «Ho conosciuto Dejan durante il mio primo viaggio. Mi ha colpita perché dormiva sempre, stando rinchiuso a letto. Così ho deciso di dedicarmi a lui e ho scoperto che in realtà era un bimbo iperattivo che veniva tenuto sedato. Abbiamo con il tempo instaurato un grandissimo rapporto di fiducia, ora ci è enormemente legato e ha imparato ad ascoltarci», ha proseguito Eleonora Brocchi. «Il nostro sogno sarebbe proprio quello di riuscire ad estrapolare dal contesto di quell’ospedale i pazienti meno gravi, perché abbiamo notato come al di fuori di quel mondo per loro ci sia davvero una speranza. Gornja è per noi una famiglia, è un luogo in cui torniamo perché lì abbiamo amici che ci hanno insegnato anche solo l’importanza del sentirsi chiamare per nome», ha concluso la giovane coppia trasmettendo con le proprie parole tutto il loro coraggio e la loro emozione