Sul caso Retesalute interviene la “fronda” dei sindaci accusata di voler far saltare il banco. O meglio, di spingere volutamente per una dilazione dei tempi che metta sempre più in difficoltà il rilancio di Retesalute (corteggiata da Comuni dell’Oggionese e del Caratese) il tutto a favore del Consorzio Consolida di Lecco, attore concorrente nell’erogazione dei servizi alla persona ma al tempo stesso ritenuto grande serbatoio di voti per il Partito Democratico. Del quale fanno parte tutti i sindaci che hanno spaccato l’assemblea di lunedì sera.

Retesalute, le precisazioni dei sindaci del Pd

“Dopo l’assemblea sociale di lunedì 8 ottobre, che prevedeva la discussione del piano di rilancio dell’Azienda, vogliamo precisare alcuni aspetti che riteniamo importanti, in merito alle posizioni e alle proposte emerse nei vari interventi durante la serata. Queste precisazioni intendono evitare fraintendimenti rispetto alla posizione assunta, al momento del voto finale, dalla maggioranza dei comuni soci ed evitare che vengano diffuse informazioni dalle quali potrebbero scaturire inutili allarmismi” è la premessa del comunicato diffuso da Paolo Brivio, sindaco di Osnago, nella tarda serata di ieri. Ovvero esattamente due giorni dopo i fatti di lunedì.

Una fase di cambiamenti

La spiegazione dei sindaci di Airuno, Calco, Missaglia, Osnago, Paderno, Robbiate, Sirtori, Viganò e Unione della Valletta va a fondo della questione. “L’azienda speciale Retesalute si trova alla vigilia di una fase di cambiamenti, dovuti a una molteplicità di fattori: anzitutto la necessità di riorganizzazione interna (per un rilancio sul fronte della gestione economico-finanziaria,
degli assetti organizzativi e del personale), cui si aggiunge la richiesta di ampliamento a nuovi Comuni. Questa situazione non sta impedendo all’azienda di condurre la gestione ordinaria, mantenendo elevato il livello di erogazione dei servizi. D’altra parte, Consiglio di amministrazione, sindaci, assessori e tecnici stanno lavorando per mettere a fuoco le migliori strategie per il futuro dell’azienda, e definire gli investimenti opportuni per affrontare le nuove sfide. In questo quadro, il Consiglio di amministrazione ha inviato ai comuni soci, martedì 2 ottobre, un Piano di rilancio
aziendale, con proposte che prevedono una robusta ricapitalizzazione, un massiccio piano di assunzioni, un nuovo meccanismo di contabilità e di determinazione delle tariffe dei servizi. Tutto ciò conduce a un aumento di costi, che però non sono delineati nella loro interezza, e che, a una prima analisi, andrebbero a incidere in maniera significativa sui bilanci dei nostri comuni”.

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“Nessuno contro il rafforzamento”

“Nessuno di noi è contrario a un rafforzamento dell’azienda; anzi, lo riteniamo necessario e di vitale importanza. Con senso di responsabilità, come accade per ogni nuovo investimento che i nostri enti devono intraprendere, abbiamo chiesto informazioni e dati integrativi, per capire le reali conseguenze che gli investimenti presupposti dal Piano di rilancio aziendale andranno a generare.
Il tempo per analizzare il Piano è stato, peraltro, oggettivamente limitato. Tanto più che il testo merita approfondimenti in ordine ad altri aspetti importanti, come i tempi di realizzazione dell’intero Piano e delle misure specifiche, i costi per la nuova sede sociale, i costi finali delle future tariffe dei servizi. All’inizio dell’assemblea dei soci di lunedì sera, tramite un documento integrativo, alcuni comuni hanno quindi proposto di effettuare un approfondimento rispetto al Piano presentato e di ridiscuterlo in tempi brevi, per poter assumere una decisione più consapevole e responsabile. Il presidente dell’assemblea ha però deciso di porre comunque in votazione il Piano di rilancio aziendale” prosegue la nota.

La mozione

La spiegazione della mozione è chiarita nell’ultima parte del comunicato firmato dai sindaci del Pd. “A quel punto, è stata presentata una mozione d’ordine, che prevede un percorso graduale e di mediazione. La mozione (approvata da 14 comuni su 23 presenti) prevede che in tempi brevi vengano assunte decisioni su alcune priorità, limitate e urgenti (sia sul versante della capitalizzazione, sia sul versante del personale di struttura), estrapolate dal Piano di rilancio. Le pur decisive discussioni su sviluppo, consolidamento e ampliamento dell’azienda andranno invece rimandate a una seconda fase e dovranno confluire in un più organico Piano di rilancio, che contenga le risposte alle richieste di integrazione avanzate lunedì dai comuni in assemblea, e che potrà essere costruito insieme a un advisor esperto esterno, a garanzia di tutti. L’impegno assunto dai comuni, approvando la mozione d’ordine, è votare le priorità entro il 10 novembre 2018 e la nuova versione del Piano di rilancio entro fine febbraio 2019. Rinnoviamo la nostra fiducia all’intero Consiglio di amministrazione e alla struttura dell’Azienda, e chiediamo un ultimo sforzo da parte di tutti, per completare il percorso in atto e confermare Retesalute come azienda solida, ben strutturata e pronta ad affrontare le future sfide che ci aspettano. Noi Sindaci ci siamo”.