Se ne è tanto parlato e se ne parla. Anzi è forse uno dei temi più dibattuti del momento. Stiamo parlando del decreto relativo a Reddito di Cittadinanza e Quota 100 che è stato ufficialmente pubblicato il 4 gennaio 2019. Ma che cosa prevede il testo?  A fare una sintesi delle misure principali è la Cisl Monza Brianza Lecco.

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Reddito di cittadinanza

Chi è in condizione di povertà potrà chiedere, a partire da aprile 2019, il Reddito di cittadinanza firmando un patto per il lavoro che impone l’impegno alla formazione, alla ricerca attiva del lavoro e all’accettazione di offerte di lavoro congrue. “È istituito a decorrere dal mese di aprile 2019 il reddito di cittadinanza” che per “i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componente di età pari o superiore e 65 anni assume la denominazione di pensione di cittadinanza” si legge nella bozza del decreto. Il ministero dello Sviluppo Economico, specifica la Cisl Monza Brianza Lecco, sindacato diretto dalla segretaria Rita Pavan, sarà responsabile del monitoraggio dell’attuazione e pubblicherà, ogni anno, un rapporto che sarà consultabile sul sito internet del ministero. Sono 1,437.000 i nuclei familiari beneficiari, pari a 4.559.579 persone, prevede ancora la bozza, per un costo incluso gli stranieri di 8.526.606.259 euro.

Chi può avanzare la richiesta?

La il sindacato lecchese e brianzolo illustra inoltre chi può farne richiesta. Si tratta dei cittadini italiani. Ma la residenza in Italia o il permesso di soggiorno non sono gli unici requisiti richiesti. Secondo quanto riportato nella bozza, infatti, potranno richiedere il reddito di cittadinanza – che può essere percepito “per un periodo continuativo non superiore ai 18 mesi” –

  • i cittadini in possesso di un Isee inferiore ai 9360 euro;
  • un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di 30mila euro;
  • un valore patrimoniale mobiliare non superiore ai 6mila euro, soglia accresciuta di 2000 euro per ogni componente familiare, fino a un massimo di 10mila euro, e di 5000 euro per ogni componente con disabilità.

Motivi di esclusione

Ai beneficiari del reddito di cittadinanza “che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro i primi 12 mesi di fruizione del RdC è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità” nei limiti dei 780 euro mensili. Escluso dal reddito

  • chi possiede auto di cilindrata superiore ai 1600 cc, moto superiori ai 250 cc sarà, così come i proprietari di auto “immatricolate per la prima volta nei sei mesi antecedenti alla richiesta del reddito di cittadinanza”.
  •  “i soggetti che si trovano in stato detentivo”
  • coloro che sono ricoverati in istituti di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica.

Le offerte di lavoro e le… distanze

La prima offerta di lavoro sottoposta entro i primi sei mesi al beneficiario del reddito potrà arrivare al massimo da 100 km di distanza dalla residenza. La bozza fissa poi a 250 km la distanza per la seconda proposta, da sottoporsi fra il 6° e il 12° mese. A partire dal 12° mese l’offerta potrà essere quindi sottoposta da tutta Italia, purché il beneficiario sia in nuclei familiari senza minori e senza disabili. Nel secondo ciclo di reddito di cittadinanza (dal 19° al 36° mese), si legge, “tutti, anche con figli minori devono accettare l’offerta di lavoro su tutto il territorio nazionale, pena la decadenza del beneficio”. Passati 12 mesi, senza nessuna offerta di lavoro, la prima offerta può arrivare entro 250 km. I beneficiari del reddito di cittadinanza sono infatti obbligati ad accettare “almeno una di tre offerte congrue” di lavoro. Per offerte “congrue” si intende aggiunge la Cisl analizzando il decreto quelle “entro 100 chilometri di distanza dalla residenza nei primi 6 mesi di fruizione, entro i 250 chilometri oltre il sesto mese di prestazione e in caso di rinnovo, se assenti non ci sono nel nucleo familiare minori o persone con disabilità, ovunque sul territorio italiano”.

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Quota 100

Per quanto riguarda la sperimentazione triennale prevista nella bozza di decreto per la pensione, per il triennio 2019-2021 si potrà andare in pensione anticipata a 62 anni di età e 38 di contributi. Il requisito relativo all’età anagrafica, però, si legge ancora, sarà “successivamente adeguato agli incrementi della speranza di vita”. Per maturare il diritto all’accesso sarà possibile, si legge ancora nella bozza, cumulare gli eventuali contributi maturati in altre gestioni anche se quota 100 “non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo”. Un limite questo cui fanno eccezione quei redditi da lavoro autonomo “occasionale” per un massimo di 5mila euro lordi annui e valido fino “alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia”. La prima finestra per i privati per andare in pensione è aprile 2019 mentre la prima per i pubblici è luglio 2019: nel primo caso devono aver maturato i requisiti di 62 anni di età e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2018 (con una decorrenza di 3 mesi), mentre per i lavoratori pubblici la decorrenza è pari a sei mesi. Sempre per i lavoratori pubblici è previsto un preavviso alle amministrazioni di almeno sei mesi.

Chi ha diritto alla pensione anticipata

L’accesso alla pensione anticipata è consentita, si legge ancora nella bozza di dl, 2se risulta maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne”. In questo caso il diritto alla decorrenza delle pensione una volta maturati i requisiti è trimestrale. Abrogazione degli incrementi di età legati all’aumento della speranza di vita invece per i lavoratori precoci che conseguiranno a partire dal 1 gennaio, il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti stessi.

Ape sociale

Proroga ma solo per un anno, fino al 31 dicembre 2019, anche dell’Ape sociale per particolari categorie di lavoratori disagiati. Il diritto al trattamento pensionistico anticipato ricalcolato con il metodo contributivo infatti è riconosciuto per le donne nate entro il 31 dicembre 1959 che abbiano maturato una anzianità contributiva pari o superiore ai 35 anni. Per dare «piena attuazione» alle disposizioni contenute nel decreto è autorizzata una spesa di 50 mln di euro per l’assunzione di personale da assegnare alle strutture dell’Inps.