Alvis Berisha, il bambino di Barzago rapito dalla mamma, radicalizzata e avvicinatasi all’Isis, nel 2014 e portato in Siria, è vivo. Ieri sera la trasmissione Le Iene ne ha raccontato la storia ma ha anche lanciato l’appello alle istituzioni: essendo albanese e quindi sprovvisto di cittadinanza italiana, per riportarlo a casa è necessario l’intervento della diplomazia di Tirana.

Rapito dalla mamma, va riportato a casa

Nella puntata andata in onda ieri, giovedì, la iena Luigi Pelazza che già aveva accompagnato il papà di Alvin, Afrim Berisha, in uno dei tentativi passati di rintracciare il figlio, è tornato a raccontare una vicenda che nel 2014 sconvolse letteralmente la piccola comunità di Barzago. Ripercorrendo soprattutto le importanti evoluzioni degli ultimi mesi, quando una lettera della Croce Rossa ha riacceso la speranza che il piccolo Alvin fosse vivo e rifugiato in un campo profughi nella zona controllata dai curdi e dove vivono anche le mogli dei miliziani dello Stato Islamico. La troupe del programma di Italia Uno, grazie alla collaborazione dei militari curdi, sono riusciti a entrare nel campo profughi e finalmente, dopo cinque anni, papà Afrim è riuscito a riabbracciare suo figlio. E’ cresciuto, porta una vistosa cicatrice a un piede, ma tra le braccia del padre è finalmente sorridente.

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L’appello alle istituzioni

Per scrivere il lieto fine a questa drammatica vicenda serve però ancora del tempo. Non essendo Alvin un cittadino italiano, per riportarlo a casa serve che le istituzioni italiane facciano pressione su quelle albanesi perché da Tirana qualcuno si rechi in Siria, in quella fascia di territorio oggi sotto l’attacco dei turchi, per sbrigare le formalità necessarie e riportare quindi in Brianza il bambino. Proprio per sollecitare le istituzioni a sbloccare la situazione, nel pomeriggio di oggi, venerdì, il sindaco di Barzago Mirko Ceroli ha indetto una conferenza stampa in municipio.