Il traguardo del 2026, quello che tutti hanno fissato nella loro agenda come l’olimpiade invernale di Milano e Cortina, sta suscitando entusiasmo a piene mani. Se è comprensibile l’euforia delle prime ore, anche per il pericolo scampato di essere battuti dalla principessa di Svezia, va da sè che sin d’ora balzano all’occhio vistose lacune soprattutto sul versante dei collegamenti.

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Quei treni che sudano ritardi olimpici

Travestitevi da pendolare per un giorno e quasi per una piccola nemesi vi trovate accaldati al limite del pronto soccorso e tutto penserete fuorchè neve e ghiaccio, cioè la materia prima delle amate gare.

Anche solo da Milano a Lecco in questi giorni sarebbe stato opportuno fare un corso di sopravvivenza. Il pallore e il sudore regnavano sovrani e laddove mancava l’aria condizionata è scattata la lampada del genio: aboliamo i treni, come quei dentisti che ti vedono una piccola carie e ti tolgono il molare con disinvoltura.

Le infrastrutture

La questione è particolarmente connotata in chiave lecchese anche perchè le infrastrutture su ferro e su gomma, si pensi al valore strategico della Statale 36, sono per quanto ci riguarda il punto fermo delle Olimpiadi. Se per andare in Valtellina uno perde ore e invece che ringraziare il padreterno per la bellezza della natura si rifugia in un rosario di moccoli, allora capita come nei lontani tempi delle code chilometriche sulla 36 che gli sciatori della domenica rinunciavano alle piste mondali di Bormio e si accontentavano di una scappata a Limone Piemonte, dove anche un principiante può emulare Tomba o la Goggia.

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Il delirio sui binari

Ultima ora: questa mattina cinque linee lecchesi segnavano ritardi record e non sono mancati tentativi di svenimento e disidratazione che qualcuno ha assimilato ai recenti tremori della Merkel.

Se il faro olimpico non basta per rischiarare la strada verso infrastrutture non da Terzo Mondo, allora siamo destinati a quella marginalità che è propria di chi viene tagliato fuori dalla politica degli investimenti ed è costretto ogni volta ad arrancare per avere almeno una citazione nei piani del Governo.

Certo a Lecco mancano alberghi e il turismo spesso è ridotto alla moltiplicazione dei coni gelato (di quella dei pesci non c’è più traccia) e allora diamoci sotto perchè nonostante il 2026 sembri lontano, provate a immaginare genitori di una bimba appena nata e senza accorgervi vi ritroverete ad accompagnarla in prima elementare.

Marco Calvetti

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