L’associazione Qui Lecco Libera interviene sulla vicenda del blitz delle forze dell’ordine al Ferrohtel e non solo.

Il dibattito sul Ferrhotel

Ecco il contributo di Qll
Il recente fermo di una trentina di persone in via Ferriera a Lecco per spaccio di stupefacenti ha rianimato un dibattito surreale. Le condotte personali di alcuni sono diventate l’utile pretesto per sparare genericamente sui “finti profughi” che “drogano i nostri figli”, sui “clandestini” (Daniele Nava, sottosegretario in Regione), su “sta gentaglia” che “non scappa dalla guerra, ma viene in Italia solo per farsi mantenere a sbafo e molti di loro per degradare il territorio e delinquere” (Dante De Capitani, sindaco di Pescate).

Una caccia alle streghe

Le responsabilità penali sono personali e chi sbaglia, giustamente, paga. Ma questa indiscriminata caccia alle streghe è strumentale e non aiuta a riflettere davvero sul “sistema” dell’accoglienza del nostro territorio. Non ci si è accorti ad esempio di un dettaglio: a quasi tre anni dall’esplosione della (presunta) “emergenza migranti”, la provincia di Lecco si ritrova penultima in Lombardia -peggio fa solo Mantova- per numero di posti di accoglienza complessivi della rete SPRAR, ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati costituito dalla rete degli enti locali impegnati nella realizzazione di progetti di accoglienza integrata. 

Sprar

L’intera provincia di Lecco conta 40 posti (Mantova 39). Eppure lo SPRAR sarebbe un modello augurabile rispetto a quello “straordinario” ed emergenziale che resiste in ampie parti del lecchese. Lo SPRAR, infatti, è più attrezzato dal punto di vista della “qualità”, più “monitorabile” sotto il profilo della gestione economica e degli standard di erogazione dei servizi, non è affidato a gestioni improvvisate. Il governo dell’accoglienza attraverso un modello virtuoso, probabilmente, potrebbe aiutare a prevenire certi fenomeni. Di chi è la responsabilità di questo flop? Dei “finti profughi”?
L’ultimo decreto di assegnazione delle risorse per il finanziamento dei progetti SPRAR dall’1 luglio 2017 al 30 giugno 2020 è la dimostrazione della distanza tra le promesse e i fatti. 97 progetti ordinari e 36,4 milioni di euro di contributo pubblico assegnato. Il Comune di Lecco, che conta 15 posti, non c’è. Anche gli altri non risultano pervenuti.

Il sindaco di Pescate

Torniamo al sindaco di Pescate, Dante De Capitani. Dopo i fatti del Ferrhotel ha dichiarato pubblicamente di essere “contento, come sindaco, di non avere mai accettato un solo migrante sul mio territorio”. Gli segnaliamo una cosa interessante: il motore di ricerca della “Ellis Island Foundation” (https://www.libertyellisfoundation.org/passenger) permette di ricostruire nomi, luoghi e pezzi di storie degli oltre 51 milioni di migranti transitati da quello che tra fine 1800 e anni 40 del 1900 fu il punto d’ingresso per gli Stati Uniti.
Ciascuno, a partire dal più intollerante, può provare a cercare il proprio cognome. Di “De Capitani” residenti o nati a Lecco ne risultano censiti certamente due. Si chiamavano Pasquale e Giuseppina, sbarcati rispettivamente nel 1910 e nel 1911 dopo aver viaggiato sulla nave “La Touraine” o “Re d’Italia”, partiti da Havre e Genova. Avevano 23 e 21 anni. È probabile che con il sindaco di Pescate non condividano alcun grado di parentela, ma colpisce pensare che appena 100 anni fa i migranti fossimo noi. E che sia bastato così poco per smarrire il benché minimo senso di umanità.
Qui Lecco Libera