Appropriazione indebita, questa l’accusa che si rischia se si viene scoperti a raccogliere castagne in un terreno privato.

Caso Castagne

Dopo un anno il “caso castagne” torna a far parlare di sé e questa volta sono stati chiamati in causa il Prefetto di Sondrio, Giuseppe Mario Scalia, e i Carabinieri. Lo scandalo scoppiò in seguito a diverse lamentele per l’attività di raccolta da parte di richiedenti asilo domiciliati nel morbegnese che erano stati visti per più volte al giorno, lungo più settimane, andare a raccogliere castagne nei boschi per poi rivenderle e guadagnare qualcosa.

Mappa delle proprietà

Quest’anno alcuni proprietari sono stati previdenti e hanno voluto mettere le cose in chiaro rivolgendosi al Prefetto dichiarando che nei loro terreni non vogliono si raccolgano castagne. Le proprietà sono state segnate su di una mappa e mostrata agli ospiti del centro d’accoglienza di Cosio Valtellino, Provincia di Sondrio.

Parla Giulio Salvi

“Ho spiegato loro di fare attenzione alla proprietà privata, di guardare se vedono dei cartelli e di ascoltare le sollecitazioni dei proprietari nel caso li dovessero incontrare. –  Riferisce Giulio Salvi, gestore del Centro d’accoglienza straordinario Rezia Valtellina  – Li ho sollecitati a stare sui sentieri e non andare la domenica. La frase ricorrente delle Istituzioni e delle forze dell’ordine è “La proprietà privata è proprietà privata”, i ragazzi lo sanno e sta a loro rispettarla. Lo sanno che in caso contrario potrebbero essere denunciati per appropriazione indebita”.

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Non solo i migranti

Questo avvertimento però vale per chiunque, non solo i migranti, ma anche chi si reca nei boschi per raccogliere un po’ di castagne, che siano turisti o residenti, devono fare attenzione a non sconfinare i proprietà private.

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