Ieri, venerdì 23 marzo è ufficialmente iniziata la diciottesima Legislatura con l’insediamento dei nuovi deputati e dei nuovi senatori eletti il 4 marzo scorso. E nel primo “giorno di scuola” l’onorevole Michela Vittoria Brambilla ha già fatto i compiti. La deputata infatti ha presentato la sua prima proposta di legge. Su cosa? Sulle esche avvelenate e sulla protezione degli animali.

Stop alle esche avvelenate

“Nel primo giorno della nuova legislatura, ho depositato tra gli altri un progetto di legge per il contrasto dell’utilizzo e della detenzione di esche e bocconi avvelenati” spiega l’onorevole Brambilla, presidente del Movimento animalista e deputata di Forza Italia. “Speriamo che queseto Parlamento riesca fare ciò che la precedente maggioranza non ha saputo o voluto fare. Ovvero trasformare in legge l’ordinanza ministeriale, reiterata ogni anno, e rafforzarla introducendo nel codice penale un articolo specifico che punisca chi “prepara, miscela, detiene, utilizza, colloca o abbandona esche o bocconi avvelenati o contenenti sostanze nocive o tossiche, compresi vetri, plastiche e metalli o materiale esplodente, che possono causare intossicazioni o lesioni o la morte di una persona o di un animale”.

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Emergenza randagismo

“L’uso del veleno o di bocconi altrimenti resi letali – prosegue l’ex ministro – è purtroppo cosa di tutti i giorni laddove, soprattutto nel Sud, il randagismo è diventato un’emergenza, perché qualcuno pensa risolvere il problema con un macabro e inaccettabile fai-da-te, o altrove semplicemente in odio agli animali. Contro questa pratica crudele e criminale il Movimento animalista agirà ad ogni livello: quello nazionale, tramite la proposta di legge, e quello regionale, anche chiedendo sanzioni per i pubblici ufficiali inadempienti. A tanto degrado non si arriva in un giorno: ci sono precise responsabilità che devono essere individuate e istituzioni che vanno richiamate al loro dovere. E’ indispensabile dare la sveglia ai soggetti cui le leggi vigenti (non quelle a venire) affidano compiti evidentemente disattesi: i prefetti, i sindaci, le aziende sanitarie”.