E’ stata celebrata questa mattina al centro culturale Assalam del rione lecchese di chiuso la festa di Eid Al-Fitr, con la quale si chiude il  Ramadan, il mese sacro per i musulmani. Oltre mille fedeli si sono riuniti per celebrare la fine del mese di digiuno.

Secondo i precetti, durante il digiuno dall’alba al tramonto, i musulmani si astengono dal consumo di cibi e bevande. Ma anche  dal fumare e dalla pratica di attività sessuali. I fedeli sono anche invitati all’astinenza da comportamenti peccaminosi che vanificherebbero il digiuno, come ad esempio i peccati di parola (insulto, calunnia, bestemmia, menzogna, ecc.) o le azioni violente, con l’eccezione della legittima difesa.

Preghiera di fine Ramadan al centro Assalam di Lecco

Prima di iniziare la Preghiera  l’imam Usama El Santawy ha invitato i fratelli a sorridere, poiché dopo un mese di Ramadan “ora, purificati nel cuore, dovete sorridere a tutti. Ricordate, un sorriso fa bene al cuore e potrebbe salvare anche una vita, perciò sorridete”.

L’imam ha ricordato il bel momento di condivisione vissuto venerdì durante la Cena della Fratellanza organizzata insieme alla Casa sul Pozzo e ha ringraziato tutti gli abitanti della comunità di Chiuso.

 

“Durante questo tempo di Ramadan ci siamo soffermati sulla spiegazione del corano, soprattutto sui passi che riguardano la comprensione, la condivisione e la convivialità, poiché, mettendo in pratica questi, vi è la Pace e la serenità del nostro cuore. Auspichiamo che che questa gioia, e questo Spirito ci accompagnino durante  tutto l’anno”.

Il messaggio alle comunità islamiche dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini

«Carissimi fedeli musulmani,

mi rivolgo a voi nell’imminenza della grande festa di Eid Al-Fitr, con cui chiudete il mese sacro di Ramadan. Mi rivolgo a voi come fratelli e vi ringrazio per la testimonianza di fede che ci avete dato in questi giorni, con la vostra fedeltà al digiuno, alla preghiera, alla carità per i più poveri.

Papa Francesco e Ahmad Al-Tayyib, il grande Imam della moschea di Al-Azhar – che ho recentemente visitato, in occasione di un mio viaggio in Egitto con i preti giovani della Diocesi Ambrosiana – ci hanno invitato nell’incontro comune ad Abu Dhabi lo scorso 4 febbraio «a restare ancorati ai valori della pace, a sostenere i valori della reciproca conoscenza, a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità».

Questo mese di Ramadan è stato l’occasione per dare concretezza a questi impegni, lavorando assieme qui a Milano per testimoniare che il dialogo tra le religioni abramitiche è un bene, non soltanto per i credenti, ma per l’intera comunità umana. Come afferma il documento di Abu Dhabi, è nel nome di Dio che Al-Azhar e la Chiesa cattolica dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio. E nel nome di Dio e nell’esercizio della preghiera che tutti insieme esprimiamo il desiderio che si realizzi una pace universale di cui possano godere tutti gli uomini della terra.

Il messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che allego al mio saluto, richiama le tre linee guida che Papa Francesco ha evidenziato per un profìcuo dialogo tra persone di diverse religioni: «il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni». Sono sicuro che queste regole hanno preso forma e concretezza in particolare in quei luoghi in cui alcuni di voi sono stati ospiti per i momenti significativi del mese di Ramadan presso parrocchie o comunità cattoliche. Proprio questa ospitalità ha permesso di mostrare a tutti che il primo obiettivo che condividiamo è quello di credere in Dio, di onorarlo e di chiamare tutti gli uomini a credere che il mondo che abitiamo dipende da un Dio che lo governa, che ci ha creati e ci ha concesso il dono della vita, dandoci come impegno la custodia della sua opera.

Continuiamo a lavorare insieme nel costruire queste relazioni pacifiche e fraterne, dando in questo modo testimonianza al Creatore Onnipotente al quale rendiamo culto, ottenendo come frutto l’armonia anche qui nella Milano sempre più società plurale. Dobbiamo lavorare per irrobustire quelle attitudini di incontro e di dialogo, di ascolto reciproco e di rispetto, di collaborazione nel rispondere ai bisogni e nel cercare la pace, che già sono presenti ma rischiano di essere logorate dal clima di tensione e di non rispetto che la comunicazione, anche politica, in queste settimane ha seminato a piene mani.

In un atteggiamento di preghiera e di stima, vi saluto».

Mario Stojanovic