Ponte di Paderno: la perizia che lanciava l’allarme risale al marzo 2015.

Ponte di Paderno, un allarme inascoltato

Ponte di Paderno
Lo studio realizzato dagli ingegneri nel 2015

La perizia sul ponte che lanciava l’allarme è datata marzo 2015. Era stata commissionata da Rfi alla società “Its Engineering Company“; nella relazione si parlava già di “carenze strutturali dovute alla perdita di resistenza, che rendono necessari degli interventi di rinforzo strutturale”.

Ma allora perché, a distanza di oltre tre anni, nessuno aveva mai pensato di mettere mano al ponte San Michele? Per poi arrivare al provvedimento di chiusura nel giro di una sera? Individuando peraltro come primo intervento quello della sabbiatura delle strutture, e non invece gli “interventi di rinforzo”? Interventi suggeriti dallo studio di ingegneria che ha passato al setaccio ogni vite della struttura.

Troppe domande senza risposta

Sono domande che si pongono in tanti, ma che non trovano  risposta. Bocche cucite nello studio di ingegneria di Pieve di Soligo, provincia di Treviso, che ha portato a termine l’indagine nel 2015 e che pare abbia svolto un nuovo sopralluogo proprio pochi giorni prima della chiusura.

Parlano le carte

Parlano però le carte. Proprio la “Its Engineering Company” ha dato alle stampe un instant book contenente la relazione iniziata il 30 marzo 2015 sul ponte tra Paderno e Calusco. Una relazione corredata da immagini, grafici e statistiche di facile fruizione anche ai non addetti ai lavori. Otto le fasi dell’indagine, che ha portato alla definizione dei dati di vulnerabilità.

Gli ingegneri strutturisti, per settimane, si sono issati lungo le sette pile del ponte sull’Adda giungendo a conclusioni che non lasciano spazio a interpretazioni.

Dal punto di vista sismico il ponte San Michele non corre alcun rischio. Diverso l’esito dal punto di vista statico. Le strutture presentavano, già all’epoca, “problemi alle controventature di piano dell’arco, della trave reticolare e della base delle pile“. Impietosi i dati delle valutazioni di vulnerabilità. La relazione degli ingegneri veneti consigliava infatti il ripristino di tutti gli elementi deteriorati a causa del ristagno d’acqua e il prolungamento della lastra del piano stradale.

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“Necessari interventi di rinforzo”

Queste le considerazioni globali:

“E’ evidente come le carenze strutturali dovute alla perdita di resistenza rendano necessari degli interventi di rinforzo strutturale. Si può affermare che, con un restauro delle parti più degradate e l’integrazione delle resistenze mancanti possa far avvicinare l’indice di rischio al valore unitario con tutti i carichi previsti da normativa”.

Ora si attende l’incontro col ministro

Da allora però nulla è stato fatto e ora si attende l’incontro dei parlamentari d Lecco e Bergamo col ministro Danilo Toninelli per fare il punto della situazione e mettere in campo delle azioni concrete che possano andare incontro alle esigenze di pendolari e studenti e, più in generale, da tutte le persone che hanno la necessità di attraversare il fiume Adda.

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