Sciopero per dire basta. I lavoratori della Asst Lecco sono pronti ad incrociare le braccia per metter fine alla cronica quanto deleteria carenza di personale che affligge reparti ospedalieri e servizi sanitari e socio assistenziali nel Lecchese. Le rappresentanze sindacali hanno spiegato questo pomeriggio, giovedì, in una conferenza stampa convocata al Manzoni, le ragioni profonde del proclamato stato di agitazione. Grave il quadro della situazione. Pesanti le accuse rivolte alla dirigenza dell’Asst, in particolare all’attuale direttore generale Paolo Favini.

Sciopero a settembre

Lo sciopero dovrebbe tenersi a settembre. La decisione è stata è stata presa dopo il fallimento del tavolo di conciliazione convocato presso la Prefettura di Lecco giusto una settimana fa. Le sette sigle sindacali presenti oltre alla Rsu non hanno ritenuto sufficienti le risposte avute dai vertici amministrativi dell’Asst.

“La decisione è stata presa con grande senso di responsabilità” ha premesso Ercole Castelnovo, coordinatore della Rsu Asst Lecco.  L’iniziativa “vuol essere un segnale alle istituzioni locali, regionali e nazionali  per rimettere in primo piano la sanità pubblica e il diritto alla salute dei cittadini”.

Ercole Castelnovo Rsu Asst Lecco

“Senza medici, infermieri e operatori in numero sufficiente i reparti ed i Pronto Soccorso si svuotano, i turni non si coprono, le liste d’attesa si allungano. Con evidenti e spiacevoli disagi per i cittadini/pazienti, spesso costretti a code e attese, tensioni e ritardi, perché i medici e gli infermieri in servizio stanno compiendo i salti mortali per garantire comunque i servizi di qualità”. Parole dell’assessore al welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, pronunciate solo qualche giorno fa. “Basterebbe questa dichiarazione che coincide esattamente con le nostre rivendicazione per chiudere la conferenza stampa di oggi” ha detto Castelnovo. Basterebbe se  non fosse che “l’unica a non accorgersi con ostinata negazione e cecità del quadro generale, sia a livello nazionale sia regionale e locale, della nostra sanità pubblica  è proprio la Dirigenza del ASST di Lecco che, non ha concesso nessuna apertura alle nostre richieste”.

53Mila ore di straordinario

La realtà drammatica è che manca personale sanitario, riabilitativo, amministrativo, tecnico sanitario,  “e anche  medici ovviamente”. Quello che è in organico è tanto oberato di lavoro da aver maturato, oltre allo stress, ben 53mila ore di straordinario  e 25mila giorni di ferie da smaltire. Ma l’Asst Lecco, anziché assumere nuovi dipendenti attingendo alle graduatorie di cui pure si è dotata, nel 2019 ha comunicato tagli ai costi di personale per 645mila euro. Per supplire ingaggerà lavoratori interinali di cooperative sociali esterne. Ma al tavolo prefettizio avrebbe anche spiegato che bloccherà le assunzioni e non sostituirà le dipendenti in congedo per maternità.

“Sono anni che portiamo le nostre rivendicazioni ai tavoli di trattativa, ma le risposte non sono mai arrivate” ha lamentato Castelnovo. “Assistiamo con grande sconcerto ad una difesa d’ufficio della dirigenza Asst che dipinge una gestione del personale quasi idilliaca. La verità è che se la sanità pubblica a Lecco è garantita, è per l’alto senso del dovere delle lavoratrici e dei lavoratori che, giorno dopo giorno, nel silenzio delle degenze o dei servizi, assicurano alla popolazione lecchese un’assistenza unica, con caratteristiche di eccellenza”.

Secondo i vertici di Asst il personale è in esubero

Sempre al tavolo di conciliazione, la dirigenza di Asst di Lecco ha sciorinato numeri relativi alla coperture dell’organico addirittura superiori agli standard previsti
da Regione Lombardia. “In parole povere, presso la Asst di Lecco c’è esubero di personale! Al punto che la Direzione, per permettere agli Oss di andare in ferie nel periodo estivo, è costretta a reperire Oss interinali. Basterebbe questo per ribadire che manca il personale?” accusano i sindacati.

Sottovalutato lo stress da lavoro

Massimo Coppia Uil Fpl

Secondo Massimo Coppia (Uil Fpl) non si sta valutando adeguatamente lo stress da lavoro al quale sono sottoposti i lavoratori. Il sindacalista ha ricordato la tragica scomparsa di un collega, avvenuta nel dicembre 2017, all’ospedale Manzoni di Lecco.  “Si chiese allora l’apertura di uno sportello stress lavoro correlato. L’azienda a tutt’oggi non ha ancora scritto una sola riga a tal proposito, ma si è precipitata a dichiarare dal Prefetto che lo stesso sportello non è supportato da alcuna norma giuridica. Forse non hanno fatto attenzione al Testo Unico della Sicurezza D.Lgs. 81/2008: la valutazione del rischio stress da lavoro correlato”.

Ma i sindaci dove sono?

 

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Catello Tramparulo Cgil Fp

“Abbiamo aperto la procedura per arrivare ad uno sciopero territoriale. Vorremmo che i cittadini fossero nostri alleati perché si tratta di una battaglia comune, di diritti e di civiltà. Perché sta per venire meno il diritto alla salute in questa regione se accade che per curarti devi ricorrere alla sanità privata”. Così  Catello Tramparulo (Cgil Fp), affermando che i Sindacati non riconosceranno più il dg dell’Asst Lecco Paolo Favini quale interlocutore. L’appello è diretto semmai alla Regione e i sindaci del territorio, che debbono anzitutto rendersi conto che l’Asst Lecco con i suoi 3mila dipendenti è l’azienda più grande del territorio.

La Regione sappia che “il personale dell’Asst lecchese è spremuto all’osso” e che “dopo aver speso soldi pubblici per fare un concorso finalizzato all’assunzione di nuove Oss, oggi si ricorre ad agenzie interinali e all’esternalizzazione a cooperative sociali che hanno lavoratori in condizioni scandalose”.

Tramparulo ha poi suonato la sveglia ai sindaci: “La riforma sanitaria varata tre anni fa è fallita. Si doveva attuare un’assistenza socio sanitaria diffusa sul territorio, invece tutto si sta accentrando dentro l’ospedale e il territorio viene abbandonato. Basta vedere il parcheggio che scoppia per rendersene conto”.

Critiche al dg Favini

Giuseppe Leone Cisl FP

Anche Giuseppe Leone ((Cisl Fp) ha criticato Favini, che “si è presentato al tavolo con numerini statistici alla mano”, dove “il bisogno di personale è calcolato a tavolino, cinque minuti a prestazione  per ogni utente”. Con il rischio “che il personale si demotivi sempre di più, perda la vocazione, diventi un freddo operatore prestazionale”. Lo sciopero, ha proseguito, “non è un obiettivo ma uno strumento”. E paradossalmente quando lo si farà succederà che in corsia ci saranno più professionisti del solito, visto che per norma occorre garantire una copertura minima ad ogni reparto e servizio.

“E’ venuto il momento di dire basta, l’azienda e la politica non possono non ascoltarci” ha chiosato Paolo Garroni (Nursind), ricordando anche le discutibili condizioni di sicurezza in cui il personale opera in Pronto soccorso. Un altro motivo di stress per la salute dei lavoratori.

La filippica di Scorzelli

Usb

Infine Francesco Scorzelli, battagliero sindacalista di Usb. La sua è stata una vera e propria filippica all’indirizzo della dirigenza dell’Asst Lecco. “Prende decisioni come se l’azienda fosse sua” ha sintetizzato. Lanciandosi poi in una litania di j’accuse. “La dirigenza dice  che per rientrare dei costi del personale ridurrà il minutaggio della prestazione ai pazienti. Dice che non è vero che mancano quattro medici al Pronto soccorso di Merate, ma uno solo, perché gli altri due sono in aspettativa e una è in maternità. C’è chi esercita la libera professione negli orari di servizio (un medico dentista già individuato e rimosso, ndr). Succede che un lavoratore al giorno lascia questa azienda. Il che è un indicatore di profondo disagio. Mandiamo a casa pazienti invalidi senza presidi, perché l’ufficio che li dovrebbe fornire non funziona, e così la gente se li deve comprare di tasca propria. Il Ps di Merate doveva diventare un Dea di primo livello con l’assunzione di tre ortopedici. Ma al concorso non si è presentato nessuno… Eppure questa dirigenza continua a dire che non c’è problema”.

Gli ha poi dato manforte il collega Castelnovo, rilevando come in dieci anni l’azienda socio sanitaria lecchese abbia cambiato tutta una serie direttori generali. “Ma Lecco conta così poco da meritarsi questo turn over?” ha chiesto il coordinatore della Rsu.

“E’ ora della mobilitazione”

Ordunque le sette sigle sindacali hanno proclamato la mobilitazione dei lavoratori. Ampia l’azione annunciata, attraverso una campagna informativa alla popolazione e un appello “alle istituzioni e ai loro rappresentanti sindaci, consiglieri regionali, deputati e forze politiche in modo tale che la sanità pubblica possa tornare come primo problema sui tavoli delle istituzioni”. Perché, ribadiscono i sindacati, “il collasso è già iniziato da tempo quindi è ora di mettere risorse per il personale e per i servizi”. Ultima staffilata al prefetto Michele Formiglio, che alla richiesta di convocare il tavolo di conciliazione “ha risposto mandandoci la seconda linea”, nel senso che ha delegato ad un capo gabinetto l’incombenza. “E non va bene visto che a firmare il ricorso erano sette sigle sindacali a fronte di un’evidente emergenza” ha sentenziato Castelnovo.