Il Comune di Pasturo ha recentemente concluso un’importante manutenzione al percorso poetico dedicato ad Antonia Pozzi. Grazie all’intervento del sindaco Pierluigi Artana, sono stati sostituiti e restaurati i pannelli più danneggiati, in particolare quelli situati nel luogo dove la poetessa riposa, come richiesto.
Un progetto avviato nel 2012
Questa iniziativa si inserisce in un progetto avviato nel 2012 dalla giunta di Guido Agostoni, con l’assessora alla Cultura Nicoletta Orlandi, che aveva concepito un itinerario per raccontare la presenza di Pozzi a Pasturo, esplorando i luoghi a lei più cari. Il percorso attraversa il paese, toccando spazi che conservano ancora oggi tracce della sua sensibilità, come la casa di villeggiatura, ora diventata casa di comunità, il lavatoio, il piccolo cancelletto da cui partivano le sue escursioni verso la Grigna, le fontanelle nei vicoli e la scuola materna a lei intitolata.
“Il legame tra Antonia Pozzi e Pasturo è profondo, simile a radici che nutrono questa terra”, afferma il Comune, evidenziando come il restauro restituisca dignità a un percorso che consente di riscoprire la poetessa attraverso i luoghi che custodiscono i suoi affetti.
Accessibilità e fruizione del cammino
Negli ultimi anni, la cartellonistica aveva risentito del passare del tempo e delle intemperie, rendendo difficile la fruizione dell’itinerario. Con il recente intervento, il cammino è nuovamente accessibile a residenti, appassionati e visitatori desiderosi di avvicinarsi alla figura di Pozzi, camminando tra i luoghi che ne preservano la memoria.
La vita di Antonia Pozzi
Antonia Pozzi (1912–1938) nacque a Milano in una famiglia colta e benestante, che le offrì un ambiente ricco di stimoli artistici. Dopo aver studiato al liceo Manzoni, si laureò in Filologia romanza all’Università Statale. Fin da giovane, sviluppò una sensibilità poetica eccezionale, caratterizzata da un intenso dialogo interiore e da un forte legame con la natura.
Pasturo e la Valsassina furono per lei un rifugio e una inesauribile fonte d’ispirazione. Qui trascorreva le estati, camminando per sentieri, fotografando e annotando impressioni che divennero versi. La Grigna, in particolare, era una presenza costante nella sua immaginazione poetica.
La sua vita, purtroppo breve e tormentata, fu segnata da fragilità emotive e un senso di inadeguatezza, temi che emergono nelle sue opere. Morì a soli 26 anni, lasciando un corpus poetico pubblicato postumo, oggi considerato tra i più intensi del Novecento italiano. La sua voce, limpida e dolorosa, continua a risuonare per generazioni di lettori, per la sua autenticità e la capacità di trasformare emozioni intime in immagini di rara bellezza.