Muore in ospedale e salva sei vite. Le figlie: “Vorremmo conoscere chi ha ricevuto i suoi organi”. Una storia toccante che riporta alla ribalta la battaglia il lecchese Marco Galbiati  per “veder riconosciuto un diritto che prima del 1999 esisteva anche in Italia e che la legge 91/1999 ha modificato”.

Muore in ospedale e salva sei vite

A lanciare l’appello, come riporta il nostro quotidiano online GiornalediTreviglio.it, questa volta sono Valentina, 32 anni e Giulia, appena 16, due sorelle bergamasche di Pontirolo. La loro mamma Pinuccia è morta nei giorni scorsi all’ospedale di Monza,  stroncata da un aneurisma celebrale a soli 57 anni. Loro, che nel 2011 avevano già perso il padre, nei giorni scorsi hanno dovuto dire addio anche alla madre e ora desiderano sapere chi vive grazie al suo ultimo dono. “Ci piacerebbe conoscere chi ha ricevuto il cuore della nostra mamma, la privacy ce lo impedisce, ma se volesse contattarci…”

Privacy

Un desiderio più che comprensibile, umano. D’altra parte la legge tutela la privacy del paziente trapiantato e dei parenti del donatore per consentire a entrambi di poter ricominciare una vita più serena e normale possibile. Solo in alcuni casi è ammesso un contatto fra le parti, ma solo dopo un lungo percorso formale che prevede anche il passaggio attraverso psicologi.

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La battaglia di Marco Galbiati

Ma proprio da Lecco è partita una vera e propria mobilitazione per cambiare il sistema. A “smuovere le acque” in primis è stato infatti Marco Galbiati, il papà di Ricky, scomparso improvvisamente a causa di un malore. Dopo aver acconsentito alla donazione degli organi del giovanissimo figlio Galbiati ha fondato l’associazione “Il tuo cuore la mia stella” ed è impegnato a tutto campo per permettere ai famigliari del donatore e al ricevente di incontrarsi e di conoscersi. Galbiati, attraverso un appello su FB  aveva rintracciato e conosciuto Maurizio di Bari, il giovane che aveva ricevuto il rene destro di Ricky.