Non ha visto crescere la sua bambina, non ha vissuto i primi giorni di scuola, non le ha messo i cerotti sulle ginocchia sbucciate e non l’ha vista arrossire per primi amori, le delusioni e le conquiste. Non l’ha vista diventar una giovane e dolce donna, ma l’ha sempre avuta accanto, a vegliare su di lei.

Muore dopo 25 anni di coma: “Mamma ora sei libera”

Gabriella Cisotto si è spenta domenica 1 settembre a 57 anni, 25 dei quali trascorsi in coma. Quando ha esalato l’ultimo respiro nel suo letto della casa di riposo Opera Pia Magistris di Valmadrera, vicino a lei c’era Sara Calore, sua figlia, che oggi ha 31 anni. La stessa età che aveva Gabriella quando un devastante attacco cardiaco le ha tolto la scintilla vitale dal corpo.
«E’ successo nel 1994 a Pordendone, dove io mamma e papà vivevamo – racconta Sara – I medici hanno a lungo tentato di rianimare la mamma, ma non c’è stato nulla da fare».

Il racconto della Figlia Sara

Sara aveva solo sei anni. «I miei ricordi, ovviamente, non sono nitidi, ma mia nonna (Rosi Ferrari, la mamma di Gabriella ndr) mi ha detto che è stato un vero inferno. Mamma è stata ricoverata e sballottata da un ospedale all’altro. Il suo stato irreversibile di coma è stato diagnosticato sin da subito e le strutture ospedaliere, dopo 90 giorni di ricovero, erano costrette a “dimetterla”».
Una situazione difficile da gestire considerato che la nonna di Sara viveva a Valmadrera. Non solo, ma a distanza di pochi mesi anche il padre di Sara è morto, anche lui stroncato da infarto. «Io sono stata affidata alla nonna che ha lottato a lungo per far trasferire mia mamma nel Lecchese, per averla vicina, per fare in modo che anche io potessi averla comunque con me, e ci è riuscita anche grazie al Giornale di Lecco».

 

«La nonna e io vogliamo pubblicamente ringraziare il Giornale di Lecco che 25 anni fa ha dato voce e visibilità alla nostra lotta. Un contributo, quello dato dal settimanale che si è interessato e ha seguito da vicino la nostra vicenda, che è stato davvero fondamentale». Dopo l’infarto infatti Gabriella era stata trasferita dall’ospedale di Pordenone a quello di Sacile. Ma per Rosi era impossibile prendersi cura a Valmadrera della nipote (che peraltro era rimasta anche senza padre) e contemporaneamente della figlia in Friuli. Si erano quindi susseguiti gli appelli lanciati in particolare dalle colonne del Giornale, e finalmente, dopo mesi di interessamento da parte dei servizi Sociali di Valmadrera (l’allora responsabile è l’attuale sindaco di Lecco Virginio Brivio) e della Ussl di Lecco, Gabriella venne trasferita prima all’ospedale di Lecco, nel padiglione Cazzaniga, e poi all’Opera Pia Magistris di Valmadrera . «Il personale della struttura ha accudito la mia mamma con un amore, una dedizione e una professionalità incredibili – prosegue Sara – E’ stata per 25 anni in un letto, ma non ha mai avuto una piaga da decubito».

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La speranza

La piccola Sara e nonna Rosi sono sempre state con Gabriella. «Ricordo che per la maggior parte dei parenti dei degenti gli orari di vista erano abbastanza rigidi, ma non è mai capitato che il personale non mi lasciasse vedere la mia mamma. Anzi. Mi consentivano di sgattaiolare nella sua stanza, anche alle otto di sera, anche solo per un saluto». La speranza di Sara e di Rosi è sempre stata quella che vicinanza e calore unano potessero fare il miracolo. Un miracolo in cui le due donne non hanno mai cessato di credere «sebbene i medici non ci abbiano mai, in nessuna maniera, minimamente illuso».

Eluana

Una vicenda, quella di Gabriella Cisotto, che non può non riportare alla mente quella di un’altra donna, un’altra lecchese, che ha vissuto buona parte della sua esistenza in un limbo.
Gabriella, così come Eluana Englaro, era giovane, bella («mia nonna mi dice sempre che quando camminava per Valmadrera la mamma faceva girare la testa a tanti») e piena di vita, quando è precipitata nel coma dal quale non si è più risvegliata. Gabriella come Eluana, seppur priva di conoscenza, respirava autonomamente. La sopravvivenza di Gabriella dipendeva, come quella di Eluana, dalla alimentazione artificiale. «Mia mamma apriva gli occhi quando si svegliava, li chiudeva quando si addormentava – racconta Sara – Era alimentata in via forzosa ovviamente, ma io e mia nonna non abbiamo mai pensato, nemmeno per un minuto, di “rinunciare” a questo sostegno. Io non giudico assolutamente nessuno, a partire da Beppino Englaro. Certo non nascondo che la vicenda di Eluana mi ha sconvolto».