Delpini è salito in funivia accompagnato dal sindaco

E’ salito in funivia accompagnato dal sindaco di Moggio Graziano Combi e da don Lucio Galbiati e si è intrattenuto a chiacchierare come un normale turista, con zaino in spalla e scarponcini ai piedi. E’ stata una presenza delicata e discreta quella di monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, giunto domenica  mattina ai Piani di Artavaggio, in occasione del 50esimo anniversario della benedizione dell’altare della chiesina di Maria Santissima Madre della Chiesa. Non solo perché il prelato ha dato prova di conoscere molto bene la Valsassina, citando luoghi, paesi e persino il… Nameless music festival di Barzio.

Presenti le autorità

Infatti per l’occasione c’erano anche il sindaco di Cassina Roberto Combi, il vice sindaco di Barzio Giorgio Airoldi, il sindaco di Pasturo Guido Agostoni e poi don Agostino Briccoli, don Elio Prada e il vescovo di Brescia monsignor Pierantonio Tremolada che trascorre le sue vacanze in Valsassina. E a proposito di lui, monsignor Delpini ha detto simpaticamente: «Chiedo sempre al mio amico monsignor Pierantonio come mai non trascorre le sue vacanze nelle valli Bresciane. E lui risponde che nulla è paragonabile a questa valle». Alla cerimonia hanno presenziato i carabinieri della stazione di Introbio, il comandante della polizia locale Luca Borto e una delegazione della Protezione civile e degli alpini.

Prima di celebrare la messa si è fermato alla cappellina della Madonna delle Nevi

Monsignor Delpini prima di giungere in chiesa si è fermato per una preghiera alla cappellina della Madonna delle nevi. Poi ha fatto il suo ingresso nella bella chiesa di Artavaggio gremita di fedeli. «Ci sono momenti in cui sembra che venga giù il mondo – ha detto l’arcivescovo nella sua omelia – persone che contano che diventano ininfluenti, capolavori dell’arte e della storia spazzati via da catastrofi. Ci sono momenti in cui la famiglia, costruita con tanti sacrifici e sogni sembra sfasciarsi, il lavoro si dimostra un fallimento, l’opera educativa sembra diventare insignificante e le malattie paiono inguaribili. In questi momenti la prepotenza del male non si rivela nella natura ma piuttosto soffoca la speranza, spegne la fede e induce alla disperazione. E la disperazione ha forme diverse come la distrazione (non pensare) e la trasgressione (bere, mangiare e il piacere). In questi frangenti alcuni però si mettono in cammino verso la speranza e vivono l’esperienza della preghiera: parlano, supplicano, protestano con Dio perché nella disperazione può risplendere quella fede che non ti aspetti». Al termine della celebrazione don Lucio ha ringraziato l’arcivescovo sia per la sua presenza che «per il bel tempo visto che quando il cardinal Colombo benedisse l’altare 50 anni fa… ci fu un temporale da paura».