Dopo 25 anni Marco Calvetti torna sul luogo del… delitto. Giornalista di lungo corso, dotato di una penna graffiante, professionista prestato alla politica per una breve parentesi come sindaco di Lecco nel 1979, torna al Giornale che aveva diretto dal 1983 al 1994.

Come mai questo ritorno?

«Nonostante l’esperienza entusiasmante dell’online, strada che voglio tornare a frequentare con il portale www.giornaledilecco.it, il fascino della carta stampata resta intatto nel mio cuore e nella mia mente. Vale ancora la pena sfogliare un giornale cartaceo così come preferisco la lettura di un libro di carta rispetto all’eBook. E poi il Giornale di Lecco è la mia storia e resta nei miei sentimenti e nei miei pensieri».

Di cosa si occuperà?

«Voglio dedicare le mie capacità e le mie risorse per aiutare la mia città e il suo territorio per affrontare e vincere le sfide del domani. So perfettamente che un giornale radicato, consolidato e accompagnato dalle moderne tecnologie è ancora uno strumento capace di informare e approfondire le piccole e grandi questioni che caratterizzano il nostro tempo. In particolare curerò una rubrica possibilmente pepata, scriverò qualche editoriale e farò qualche intervista di ampio respiro. Ma non solo».

A cosa si riferisce?

«Mi piacerebbe dare una mano ai redattori più giovani affinché possano crescere e affinare il mestiere. Mi diverte la macchina del giornale, quel complesso lavoro che va dalla ricerca della notizia alla titolazione. Mi stimola giocare su due versanti: il settimanale cartaceo che approfondisce e la filosofia dell’istante che caratterizza l’online. Ci sono appuntamenti che mi stuzzicano».

Quali?

«Le prossime amministrative per le quali Lecco sarà a un bivio, non a un Brivio, fondamentale per il futuro di una città che fatica ad indovinare il suo destino».

Ecco che emerge la sua passione politica…

«E’ sempre stata una sorta di sana malattia. Per semplificare riassumo la politica in tre parole: programma, attuazione e consenso. Avremo occasione per parlarne e scriverne, ma questa è la premessa per poi decidere quali uomini e donne siano più funzionali e all’altezza di un impegno così pregnante. Ho ragione di credere che si debba trovare un gruppo dirigente – la famosa classe politica – che sia all’altezza della tradizione lecchese e anche di quel mondo che va dalla bottega all’industria, che sono il nostro marchio di fabbrica. Vedo bene un’integrazione tra personale partitico e figure che si sono misurate in azienda o nelle professioni»

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Lecco deve avere anche una visione europea?

«La dimensione del continente è pane quotidiano per i nostri capitani d’industria, chiamati a misurarsi con un mercato che da sempre va oltre i confini nazionali. A Bruxelles dobbiamo avere voce per proporre e farci finanziare progetti che stanno facendo fare la differenza ad altre città. In Europa ci sono centinaia di milioni che aspettano di essere dirottati: dobbiamo essere in grado di intercettarli. Nel programma di chi vuol governare la città il prossimo anno suggerirei di individuare un funzionario, una persona, un esperto che faccia frequentemente il viaggio Lecco-Bruxelles. Per la Lecco turistica ad esempio occorre una spinta poderosa, una proposta extra città. Se non andremo in questa direzione resteremo sempre al palo e ci limiteremo a incastonare la parola turismo nella cornice delle cartoline. Trovo ozioso il dibattito sulla Grande Lecco irrorato dal libercolo di un volenteroso e sprovveduto neolaureato. Meglio una Grande Lecco che calpesta le identità municipali in nome di presunti risparmi economici ed efficientismi o una Piccola Lecco incapace di guardare oltre i ponti ? Meglio una Lecco senza aggettivi che osi pensare in grande».