Si chiama Maja e tas l’ultima divertente trovata scaturita dalla mente del vulcanico Erminio Bonanomi. Un nuovo divertente gioco di carte per riscoprire i cibi della nostra tradizione.

Maja e Tas, il gioco del meratese Bonanomi

Fresco della consegna dell’Ambrogino d’oro, il noto scrittore di Merate (frazione Pagnano), prolifico autore di giochi da tavolo, ne ha escogitata un’altra delle sue: un gioco di carte, ma non solo, ideato per mettere alla prova grandi e piccini sulla conoscenza del dialetto e insieme dei piatti dei nostri nonni. Ultimo di una fortunata serie di giochi di carte ispirati al dialetto – Tegnament, Te capì?, Dàm a trà e Cent mestee – Maja e tas ha una peculiarità, anzi due, che lo distinguono dai giochi che lo hanno preceduto: in primo luogo allarga il territorio di riferimento ben oltre i confini della Brianza includendo il Lac de Com e Milan, e in secondo luogo offre molto più di un semplice gioco.

Carte e lista della spesa

«All’interno del cofanetto di Maja e tas, che non a caso è chiuso dalla stesso spago che si usa per la legatura dei salami, ci sono oltre alle carte del gioco, che sono 50, anche un blocchetto per la lista della spesa, una matita e un ricettario con 28 ricette scritte e testate da me – ha spiegato Bonanomi che è anche un apprezzato ristoratore – Ovviamente si tratta di ricette con ingredienti semplici, perché, si sa, una volta si faceva da mangiare con quello che c’era e c’era poco da discutere. Di qui il modo di dire – “Maja ‘sta ministra o salta la finestra” – scritta in bella vista sulla confezione di Maja e tas».

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Tre alternative per indovinare il cibo

Il meccanismo del gioco, edito da Bellavite Editore con la supervisione di Renato Ornaghi, è molto semplice. Il mazziere sceglie una carta dal mazzo coperto posizionato sul tavolo e legge al giocatore di turno uno solo dei due piatti descritti sulla carta e chiede, leggendo le tre alternative suggerite, a quale cibo corrisponde. Se il giocatore indovina, ritira la carta che vale un punto, e si va avanti fino a che non sbaglia e non si passa al giocatore successivo. Il gioco termina quando si esauriscono le carte o il tempo stabilito e vince chi accumula più punti.

L’ispirazione è arrivata… dalla nonna

«L’idea del gioco nasce dai ricordi legati a mia nonna Martina, che oggi non c’è più – ci ha raccontato Bonanomi – Quand’ero piccolo, cucinava una torta fritta in padella fatta di patate grattugiate, uova e farina. Un giorno mi sono messo a cercare la ricetta di quel piatto che non sapevo neppure come si chiamasse. Ebbene, non l’ho trovata, ma in compenso ho scoperto una serie incredibile di ricette dai nomi più strani e con gli ingredienti più diversi… E’ stato così che mi è venuto in mente il gioco di carte». Dai Turtén de patàti alla Pulénta e saracch, dalla Fitascetta alla Matuscia, dal Pastòcch all’Anguìla in pucia ce n’è veramente, e non è solo un modo di dire, per tutti i gusti.