Madri spezzate :  l’Asst di Lecco ha predisposto un audit per fare chiarezza sullo” sfogo” di Daniela D’Ernia. Una vicenda raccontata in un post su Facebook ma anche attraverso il Giornale di Lecco. “Tutto il personale sanitario intervenuto ha garantito massima attenzione e competenza” assicura Asst a conclusione dell’audit. “Alla paziente è stato assicurato un trattamento il più possibile ‘prossimo’ e adeguato alla situazione”.

L’intervento dell’Asst dopo lo sfogo di una “madre spezzata”

La vicenda è quella raccontata dalla stessa protagonista. Una donna che circa un mese fa era andata incontro ad aborto spontaneo di un feto di 12 settimane presso l’Ospedale Manzoni di Lecco. “Senza ricevere a suo avviso un trattamento adeguato alla delicatezza della situazione” sintetizza l’Asst Lecco nel comunicato ufficialmente diramato ieri. Dunque Asst Lecco fa sapere di aver prontamente predisposto la convocazione di un audit. “Strumento che non ha fini ispettivi, ma è teso a garantire il miglioramento continuo della qualità dei processi aziendali” si specifica. Nella fattispecie si è trattato di “fare chiarezza e ricostruire nei dettagli la vicenda occorsa presso il reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’ospedale Manzoni”.

Rispetto del dolore, ma chiarezza

Le dichiarazione dell’Asst sono “nel più profondo rispetto del tremendo dolore innescato dal lutto”. Nonché  “assicurando massima vicinanza alla donna che deve affrontare ora questa perdita”. L’audit si è “tenutosi alla presenza del personale medico ed ostetrico a conoscenza diretta dei fatti”. Il riferimento è stato “a specifica documentazione tecnica”. Dunque si è  “messo in luce come anche in quell’occasione si sia seguito il consueto iter diagnostico-terapeutico”. Ma anche “come tutto il personale sanitario intervenuto – dottori, anestesista, ostetriche – abbia garantito massima competenza e massima attenzione nei confronti della donna. Tanto da rivolgerle un trattamento il più possibile ‘prossimo’ e adeguato alla situazione”.

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Obiettivo dell’ospedale

“Il nostro obiettivo è quello di garantire alle donne che devono affrontare la drammaticità dell’aborto spontaneo il massimo livello di incolumità fisica. Senza trascurare il lato psicologico/emotivo della questione”  spiega il dottor Pellegrino. In questo senso, la richiesta di dedicare percorsi separati alle donne che vanno incontro ad aborto spontaneo “seppur comprensibile dal punto di vista ‘umano’, deve tuttavia confrontarsi con la tutela della sicurezza della paziente che l’ospedale è volto a garantire”.

“Alle donne che devono affrontare questa situazione, l’Ospedale Manzoni ha premura di riservate camere singole per la permanenza in ospedale” si  spiega. “Quando queste non sono disponibili, si opta per camere doppie alla presenza di altre donne che vivono la medesima esperienza. La possibilità che le pazienti con diagnosi di aborto nel primo trimestre vengano assistite in altri reparti deve invece tenere conto della necessità di garantire anche a queste pazienti un’assistenza qualificata e sicura dal punto di vista ostetrico. Che al di fuori del reparto di ostetricia e ginecologia diviene più difficoltosa”.

Percorsi di accompagnamento psicologico

Infine “al momento delle dimissioni, l’ospedale suggerisce percorsi di accompagnamento di carattere psicologico per aiutare la donna e/o la coppia nella fase di elaborazione del lutto. L’aborto spontaneo coinvolge attualmente il 10% delle gravidanze. Nel 2017, presso l’unità operativa dell’ospedale Manzoni, si sono verificati 150 casi. Dei quali 108 sono stati trattati con terapia farmacologica. Si tratta di un approccio che ancora non tutti garantiscono, a causa dell’ingente impegno che esso richiede, e che viene invece favorito per tutelare l’integrità delle donne sia dal punto di vista fisico che psicologico”.