Presidio antifascista

Lecco, protesta della Rete Antifascista: «No alla remigrazione, sì ai diritti»

Circa ottanta partecipanti si sono riuniti venerdì 3 luglio in piazza Diaz per esprimere il loro dissenso.

Lecco, protesta della Rete Antifascista: «No alla remigrazione, sì ai diritti»

Circa ottanta partecipanti si sono riuniti venerdì 3 luglio alle 18 in piazza Diaz a Lecco per un presidio organizzato dalla Rete Antifascista Lecchese. L’evento ha avuto lo scopo di opporsi al concetto di “remigrazione” e alle politiche migratorie del Governo. L’iniziativa ha voluto attirare l’attenzione su un tema considerato delicato, con interventi pubblici, riflessioni, testimonianze e momenti musicali.

Interventi e testimonianze

Sotto striscioni antifascisti, nonostante il caldo estivo, i partecipanti hanno ascoltato vari interventi al microfono, accompagnati da esibizioni di artisti di origine straniera e da canti dedicati ai valori della libertà e della Resistenza. Molti hanno condiviso esperienze personali, ribadendo la necessità, secondo gli organizzatori, di contrastare «ogni forma di razzismo e discriminazione».

«Desideriamo che gli italiani comprendano: remigrazione è un termine pericoloso», hanno dichiarato gli organizzatori all’inizio. «L’obiettivo di chi lo utilizza è deportare in massa persone con origini straniere, incluse quelle che vivono in Italia da anni o che sono nate qui. Consideriamo questo un progetto razzista e fascista, che intendiamo fermare».

Critiche alle politiche governative

Durante gli interventi, la Rete Antifascista Lecchese ha criticato le politiche governative sulla sicurezza e sull’immigrazione. «Si preferisce creare zone rosse, come quella in cui ci troviamo oggi, piuttosto che offrire opportunità ai giovani e a chi vive situazioni di emarginazione», è stato affermato dal palco. Secondo i manifestanti, «la politica alimenta la paura e identifica nei migranti il capro espiatorio, mentre i problemi reali sono altrove».

Inoltre, sono stati menzionati i movimenti dell’estrema destra, accusati di promuovere la teoria della “sostituzione etnica” e di contribuire a un clima di discriminazione. «Oggi molte persone vengono giudicate solo in base al colore della pelle – hanno dichiarato alcuni attivisti – e per questo abbiamo il dovere di riaffermare i valori della Resistenza e dell’antifascismo».

Critiche al nuovo Patto europeo

Un ampio spazio è stato dedicato al nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Secondo gli interventi dal palco, le procedure accelerate di frontiera, i controlli biometrici, il sistema di raccolta delle impronte digitali e gli accordi con Paesi terzi rappresenterebbero un irrigidimento delle politiche migratorie e una limitazione dei diritti dei richiedenti asilo. «Non possiamo dimenticare – hanno aggiunto – che molte persone fuggono da guerre e conflitti e che l’Europa non si sta assumendo completamente la responsabilità dell’accoglienza».

L’ultima parte del presidio ha riguardato la sicurezza e le condizioni sociali. «Ci fanno credere che la sicurezza derivi da controlli e telecamere – è stato affermato – ma la vera insicurezza è non avere un lavoro, non arrivare a fine mese, non potersi costruire un futuro». È stato poi sottolineato: «La sicurezza non sono i muri alle frontiere, ma le scuole che offrono opportunità, gli ospedali pubblici che curano e le case popolari che garantiscono un tetto a chi ne ha bisogno».

Da qui la richiesta di maggiori investimenti in scuola, sanità, servizi sociali e politiche per l’inclusione, considerati dagli organizzatori gli strumenti più efficaci per contrastare emarginazione e disuguaglianze. Il presidio si è concluso senza particolari criticità, con un ultimo appello a mantenere alta l’attenzione sul tema e a proseguire le iniziative di sensibilizzazione sul territorio.