Una storia che meritava di essere raccontata. Una vicenda umana fatta di dolore, ma anche di speranza. La speranza che il  seme gettato da una donna, una donna coraggiosa e vitale, generosa e appassionata, potesse sopravvivere anche oltre la sua morte. La storia di mamma  Sobrine Ounnass, scomparsa a soli 39 anni dopo una coraggiosa battaglia contro un male che l’ha strappata all’affetto delle sue due bimbe, che vi abbiamo raccontato un paio di settimane fa, ha fatto  letteralmente il giro d’Italia ed è arrivata fino alle orecche, ma soprattutto il cuore di Selvaggia Lucarelli.

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La storia di mamma Sobrine commuove anche Selvaggia Lucarelli

La giovane mamma originaria del Marcocco residente a Lomagna, lavorava al centro diurno Corte Busca e faceva la volontaria durante l’oratorio estivo. Si è spenta giovane, troppo giovane, lasciando le sue due bimbe. Ma quanti le hanno voluto bene e hanno avuto la fortuna di conoscerla, hanno deciso che la sua prematura scomparsa doveva essere celebrata in in «Festa della vita» che unisse cattolici e islamici. Un evento che è andato in scena sabato scorso e al quale la nota giornalista Selvaggia Lucarelli ha voluto dedicare un post che vi proponiamo perchè ancora una volta, ne siamo convinti, dare  visibilità  a questa storia è giusto, bello, e soprattutto fa bene a ognuno di noi.

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Il post Selvaggia Lucarelli

“C’è una storia triste e bella che arriva da un piccolo comune in provincia di Lecco, che si chiama Lomagna. Un paesino di 5000 abitanti in cui tutti si conoscono e i figli vanno tutti nelle stesse scuole. Sobrine Ounnass è una giovane mamma marocchina, vedova, che vive da molti anni a Lomagna. Vive con sua mamma e le sue due bambine di sette e nove anni rimaste senza papà. Si dà da fare per la comunità, lavora al centro diurno Corte Busca dove si assistono gli anziani, fa la volontaria durante l’oratorio estivo.

Un anno fa Sobrine si ammala. Le viene diagnosticata una malattia molto grave. Lotta per guarire e rimanere con le sue due bimbe già così sfortunate ma non ce la fa.
Qualche settimana fa muore.
Le bambine subito dopo la morte della mamma partono per il Marocco per le commemorazioni.
Quando tornano la comunità pensa di organizzare qualcosa in memoria di Sobrine e, soprattutto, per stringersi intorno alle due piccole rimaste orfane.

E qui succede una cosa bella (raccontata solo dal settimanale Giornale di Merate e successivamente da merateonline).
Musulmani e cristiani, adulti e bambini fanno una festa nel centro in cui lavorava Sobrine. Don Lorenzo Radaelli e Mansur Cereda, membro del centro culturale islamico di Carnate, si abbracciano. I bambini preparano dei biscotti seguendo una ricetta di Sobrine, c’è tè marocchino per tutti, c’è una torta.
E alla fine si fanno volare tanti palloncini in cielo.

Roberta, la mamma di uno dei bambini in classe con una delle figlie di Sobrine mi dice: “E’ stata una grande festa in cui ci siamo riuniti tutti come una vera comunità, dove ancora ci si preoccupa gli uni degli altri. Ci sono state lacrime e sorrisi ma soprattutto c’è stata unione. È ora che cominciamo anche noi a far sentire la nostra voce, a dire che non siamo d’accordo con questo razzismo mascherato da “prima gli italiani”, a dire che crediamo in qualcosa di diverso. Lo dobbiamo a noi stessi ma lo dobbiamo anche ai nostri figli”.