I ciclisti rischiano la vita sulle strade del Meratese. Tra buche, asfalto sconnesso e auto che sfrecciano a tutta velocità, chi monta in sella soprattutto nel weekend deve farsi… il segno della croce. Paolo Brambilla, collaboratore del Giornale di Merate, ha percorso in sella alla sua bici da corsa le principali strade della Brianza. Filmando tutto con una telecamera installata sul caschetto. Il quadro che emerge è disarmante.

La Sernovella è la più temuta dai ciclisti

Il punto più critico di tutto il territorio meratese è la strada  provinciale che collega Verderio a Robbiate. L’asfalto è fortemente danneggiato in entrambi i sensi di marcia e alcune buche sono profonde. In prossimità della rotonda della Sernovella, nei pressi del passaggio a livello, il degrado si fa particolarmente  elevato. Evitare le buche diventa ancor più difficile se si considera che tutto il giorno in quel punto transitano molti tra auto e mezzi pesanti. L’incrocio di San Giuseppe a Robbiate è un disastro. Per non parlare poi dei numerosi rischi che si corrono salendo verso la villa di Moratti e scendendo poi verso Imbersago: la sede stradale è stretta e quando si affianca un camion o un pullman c’è da fare gli scongiuri.

Ghiaia sulla pista ciclabile

Salendo invece da Cernusco Lombardone fino a Montevecchia, sono due le chiavi di lettura che si possono dare alla sicurezza dei ciclisti in quel tratto di strada provinciale. Il cavalcavia di Cernusco è particolarmente insidioso sia perché gli automobilisti tendono a raggiungere velocità elevate, ma anche perché in alcuni punti l’asfalto presenta un’usura piuttosto elevata. Encomiabile lo sforzo delle Amministrazioni comunali, che hanno realizzato la pista ciclopedonale a margine della carreggiata (in futuro proseguirà anche fino a Missaglia). C’è un problema. Il “gradino” è un’insidia per chi la percorre con le strette ruote delle bici da corsa. E lungo il tracciato spesso ci finisce la ghiaia sparsa dai mezzi pesanti, il che non la rende sempre praticabile in totale sicurezza.

Como-Bergamo da suicidio

Da suicidio è la Como-Bergamo. Se partendo da Merate in direzione di Olgiate Molgora si taglia dalla Sbianca, in fondo a via Pilata è necessario prestare grande attenzione perché molti automobilisti non rispettano lo stop. Meglio evitare il tratto tra Calco e Olgiate per via del consistente transito di mezzi pesanti. Salendo poi verso Santa Maria Hoè e Colle Brianza, la strada non presenta grosse insidie, ma il problema principale è l’elevata velocità che raggiungono le auto che scendono per la Sp58. Un problema per altro manifestato ampiamente anche dalle Amministrazioni comunali.

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L’alternativa: da Ca’ Soldato a Monte

Un interessante percorso alternativo è rappresentato dalla strada che attraversa il Parco del Curone, nei comuni di Montevecchia e La Valletta Brianza. La strada, scoscesa ma se non altro pressoché libera dalle auto, conduce fino ai piedi del mitico Lissolo, in frazione Perego, un vero “must” per i ciclisti che battono le strade della Brianza.

Ciclisti affiancati, cosa dice il codice della strada

Anche il ciclista però, come ogni altro utente, è tenuto al rispetto del codice della strada. Una delle situazioni più discusse è la circolazione in coppia. Il codice prevede che, sulle strade urbane in situazioni non di pericolo, le biciclette possano viaggiare affiancate in numero non superiore a due. Spesso, inoltre, viaggiare affiancati viene considerato dagli amatori della bicicletta come un modo per difendersi dall’alta velocità tenuta da alcuni automobilisti, che in questo modo sono costretti a rallentare. I ciclisti tuttavia hanno il dovere di rispettare la segnaletica stradale: molti di loro infatti a volte ignorano stop e semafori. Un comportamento sanzionabile, oltre che pericoloso. Importante è l’uso del caschetto, una piccola protezione che può però salvare la vita in caso di caduta. Il codice della strada prevede anche la presenza del campanello e della luce identificativa (o catarifrangente): soprattutto il campanello però è difficilmente installabile su una bici da corsa, il che crea spesso incomprensioni tra ciclisti e forze dell’ordine.