Il 23 maggio 2026, alle ore 10.30, Largo Garibaldi a Calolziocorte ospiterà un importante evento commemorativo. La comunità si riunirà per l’inaugurazione di una targa dedicata ai deportati della Valle San Martino, un gesto semplice ma necessario per mantenere viva la memoria.
La cerimonia vedrà la partecipazione dell’amministrazione comunale, del presidente provinciale ANPI Enrico Avagnina e di rappresentanti delle scuole, tutti uniti per ricordare coloro che hanno vissuto uno dei periodi più oscuri della nostra storia senza poter far ritorno.
Questa targa si inserisce in un percorso di memoria già avviato negli anni scorsi, che ha portato alla posa di targhe in onore di Don Achille Bolis e Renzo Attilio Galli, oltre alla pietra d’inciampo per Ernesto Cattaneo a Olgiate Molgora. Questi segni concreti, disseminati sul territorio, trasformano le strade quotidiane in luoghi di ricordo, affinché il passato non cada mai nell’oblio.
Un gesto di memoria
Ogni nome inciso nella memoria collettiva racchiude storie, volti e destini interrotti.
Ernesto Cattaneo, mugnaio di Olgiate Molgora, ha contribuito alla Resistenza fornendo farina ai partigiani. Arrestato, il suo tragico percorso lo portò da San Vittore a Fossoli, poi a Bolzano e infine a Mauthausen, dove morì nel gennaio 1945. Un uomo semplice, divenuto parte di una rete silenziosa di solidarietà.
Giovanni Ripamonti, originario di Calco, faceva parte del gruppo antifascista legato a Don Achille Bolis e al dottor Oscar Zannini. Anche lui seguì lo stesso tragico destino, giungendo a Gusen, dove morì nel marzo 1945, dopo aver supportato i partigiani sui monti di Erve.
Oscar Zannini, medico e figura di riferimento per molti giovani renitenti, visse una deportazione drammatica, transitando da San Vittore a Fossoli, da Bolzano a Mauthausen, fino a trasferimenti tra lager come Flossenbürg, Mittelbau e Buchenwald. Morì nel febbraio 1945, dopo aver affrontato l’orrore della deportazione nazista.
Giuseppe Rosa e Giovanni Rosa, padre e figlio di Calolziocorte, titolari di un’attività industriale, furono arrestati con l’accusa di sostenere la Resistenza. Anche per loro il destino fu infausto: San Vittore, Fossoli, Mauthausen e infine Gusen, dove entrambi persero la vita.
Accanto a queste storie di sofferenza, la memoria onora anche chi è riuscito a sopravvivere e a testimoniare.
Bernardo Carenini, Giuseppe Riva e Angelo Aquilino Frigerio condivisero il tragico percorso di deportazione attraverso Bergamo, San Vittore, Fossoli, Bolzano e Mauthausen. Arrestati tra il 1944 e il 1945, tornarono a casa nel giugno 1945, portando con sé il peso indelebile delle esperienze vissute.
Questa targa rappresenta più di un semplice nome inciso nel marmo. È una presenza silenziosa che attraversa il tempo, un richiamo a ricordare che la libertà non è mai scontata e che ogni diritto si basa su storie di sofferenza, coraggio e resistenza.
Nel gesto di oggi si rinnova un impegno collettivo: non permettere che queste vite scompaiano nell’oblio. Ricordare non significa solo guardare indietro, ma scegliere ogni giorno da che parte stare.