Oggi, sabato 3 novembre, le comunità di Valmadrera e Premana si fermeranno per dire addio a due grandi uomini, due ex sindaci, due politici di spessore che hanno lasciato il segno nella storia Lecchese. Stiamo parlando di Mauro Panzeri, la cui cerimonia funebre verrà celebrata alle 9.30 nella chiesa dello Spirito Santo di Valmadrera e Giovanni Fazzini al quale tutti diranno addio alle 10 a Premana.

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Nei giorni dedicati ai defunti, capita che due amici ci lascino. E non parlo solo del piano personale perché Mauro Panzeri e Giovanni Fazzini sono stati protagonisti della vita politica del nostro territorio in anni che ci sembrano lontani ma che hanno segnato lo sviluppo e il progresso di quella che poi è diventata la Provincia di Lecco.

Due esponenti della Democrazia Cristiana degli anni d’oro, il primo sindaco di Valmadrera e impegnato in diversi enti e realtà, il secondo sindaco della sua amata Premana, presidente della Comunità Montana della Valsassina, consigliere provinciale a Como e Lecco, dove ricoprì anche la carica di presidente del consiglio quando il sottoscritto era presidente, nonché presidente di Silea in anni di trasformazioni societarie importanti per coinvolgere tutti i comuni della provincia.

Il tempo ha sbiadito forse il loro ricordo, ma non l’impegno e l’azione. Due modi diversi di concepire la politica, l’uno più devoto, l’altro più laico, ma entrambi assai sensibili e operosi anche in campo sociale, favoriti da un clima nel quale il rispetto per l’avversario anche interno prevaleva sul rancore quando anche non sull’odio.

La coincidenza delle loro morti e dei loro funerali sembra il segno di un cammino che si è concluso, scandito da un’età anagrafica molto prossima.

Nel saluto alle figure pubbliche, non può mancare il cordoglio per le famiglie che lo piangono e per le quali erano stati insostituibili punti di riferimento. È questa una ragione in più per quella commemorazione dei defunti che ha una dimensione religiosa e una civile, nella concezione che proprio quando si è in vita occorre nutrire la cultura dei morti, evitando accuratamente che diventi un culto.

Ciascuno di noi ha la sua sfera privata di affetti, sentimenti, ricordi e le sue forme per commemorare e pregare i propri cari: una città non vive senza memoria e le tombe visitate in queste ore e i fiori depositati copiosi non devono fermarsi a un addobbo formale, bensì suggerire una riflessione che ci renda più attenti al valore della vita, passando anche dall’esperienza di chi ci ha lasciato.

Virginio Brivio