In un’epoca segnata da conflitti persistenti, discutere di pace richiede di affrontare un tema complesso e spesso scomodo: quello della guerra. È con questa consapevolezza che si è aperto l’incontro di mercoledì 6 maggio 2026, che ha visto protagonista Paolo Mieli, ospite della rassegna «Liberi Liberi» promossa da Confindustria Lecco e Sondrio, al Teatro della Società di Lecco.
Il tema della pace e del conflitto
La serata ha preso spunto dall’ultimo libro di Mieli, «Il prezzo della pace. Quando finisce una guerra», un’opera che esplora le dinamiche complesse e spesso contraddittorie che seguono il termine dei conflitti. In un dialogo vivace con il giornalista Simone Spezia, Mieli ha alternato riflessioni storiche a considerazioni attuali.

Fin dall’inizio, Mieli ha sfatato un mito diffuso: «È più difficile ottenere una pace significativa che combattere una guerra». Per l’autore, il vero problema risiede nella gestione del periodo successivo al conflitto. La pace, infatti, non rappresenta un traguardo immediato, ma un lungo e fragile processo, caratterizzato da compromessi e tempistiche dilatate. Ha aggiunto: «Il vero prezzo della pace è imparare a essere pazienti. Gli impazienti sono i veri nemici della pace, mentre i veri pacifisti sono coloro che forniscono piccoli contributi».
Questa visione si colloca in un contesto globale percepito come sempre più instabile, in cui i conflitti tendono a diventare permanenti e il caos rischia di essere accettato come una condizione normale.
Nell’interazione con Spezia, Mieli ha anche discusso dell’Europa e della sua percezione di lentezza, spesso criticata. «I tempi lenti dell’Europa sono quelli che caratterizzano la democrazia: ci sono elezioni, cambiamenti, e talvolta vincono candidati che non ci piacciono; dobbiamo essere grati per questo». Ha descritto l’Europa non solo come un’entità politica, ma come un’esperienza storica unica: «L’Europa è stata il centro di guerre di religione e ha saputo superarle, vivendo ottant’anni di pace. Questa condizione privilegiata ha un costo: la lentezza».
Uno dei passaggi più significativi della serata ha riguardato l’influenza dei conflitti passati sul presente. Mieli ha evidenziato come alcune tensioni irrisolte tendano a riemergere nel tempo. «La Guerra Fredda si è conclusa in modo anomalo, senza un vero processo. È inevitabile che certe dinamiche tornino a manifestarsi». Un esempio emblematico è il confronto tra le guerre nei Balcani e i conflitti più recenti, spesso considerati nuovi ma in realtà legati a schemi già osservati in passato.
La serata si è conclusa con una domanda implicita e provocatoria: siamo davvero pronti a sostenere il prezzo della pace?
Tra storia e attualità, Mieli ha offerto una chiave di lettura che invita alla responsabilità sia individuale che collettiva. Perché, come emerso chiaramente, la pace non è un risultato automatico: è un processo lento, imperfetto, ma imprescindibile.
