solidarietà a manifestanti

Il Partito Democratico di Lecco sostiene i manifestanti antifascisti sanzionati

I rappresentanti del partito chiedono chiarezza sui provvedimenti e una revisione delle sanzioni per tutelare il diritto di manifestare pacificamente.

Il Partito Democratico di Lecco sostiene i manifestanti antifascisti sanzionati

Il Partito Democratico della Città di Lecco esprime la propria solidarietà alle cittadine e ai cittadini multati a seguito della manifestazione antifascista del 27 aprile 2026 nei pressi dello stadio Rigamonti-Ceppi.

Supporto ai manifestanti

“In quell’occasione, decine di persone hanno pacificamente espresso il proprio dissenso nei confronti di una commemorazione promossa da gruppi dell’estrema destra nostalgici del fascismo. Hanno utilizzato slogan, fischietti e altre forme di protesta non violenta, in linea con i valori della Costituzione nata dalla Resistenza.
Riteniamo sia profondamente errato colpire chi manifesta pacificamente in difesa dei principi antifascisti con sanzioni amministrative di tale gravità. L’antifascismo non rappresenta un problema di ordine pubblico: è il fondamento della nostra democrazia repubblicana”, affermano i rappresentanti del Pd di Lecco.

Richiesta di chiarezza

“Questa situazione evidenzia anche gli effetti di un’impostazione errata, introdotta dal decreto Sicurezza voluto dal Governo Meloni e opposto dal Partito Democratico. Un provvedimento che rischia di trasformare l’esercizio del diritto di manifestare pacificamente in un problema di ordine pubblico, piuttosto che garantire una delle libertà fondamentali previste dalla Costituzione.
Lecco è Città medaglia d’argento al valor militare per la lotta di Liberazione e custodisce una memoria che non può essere confusa con nostalgie autoritarie o tentativi di riabilitazione del fascismo. Difendere quella memoria significa proteggere la Costituzione e i valori di libertà, pluralismo e giustizia su cui si basa la Repubblica. Per questo il Pd Città di Lecco chiede chiarezza sui provvedimenti adottati e auspica una loro revisione, affinché non si crei un pericoloso precedente per il diritto dei cittadini di manifestare pacificamente il proprio pensiero”.