La scorsa settimana il sindaco del Comune campano ha scritto ai genitori del volontario del Soccorso alpino

Il soccorritore da non dimenticare

“Giovanni Giarletta, l’alpinista da non dimenticare”. Era così che comincia la lunga lettera che Antonio Giarletta, papà di Charlie,  aveva  scritto lo scorso anno al sindaco di Montoro (Av), Mario Bianchini.
Una missiva accorata inviata al primo cittadino perché – sebbene il volontario del Soccorso alpino, scomparso a 39 anni, durante una scalata il 16 febbraio 2018, sia nativo di Firenze (dove il padre in quel periodo prestava servizio presso la Guardia di Finanza) – la famiglia è originaria del comune campano. E lì Giovanni, cresciuto tra Sondrio e Lecco, aveva trascorso molte vacanze estive a insieme a parenti e amici. “Ultimamente – aveva scritto Antonio Giarletta, noto penalista, nella lettera al sindaco – ho appreso da un carissimo amico di famiglia che lei dopo il tragico evento di mio figlio fece pubblicare un bellissimo articolo dal titolo “Montoro piange Giovanni, soccorritore alpino morto a Lecco”.

Il racconto della vita di Giovanni Giarletta

Seguiva il lungo racconto della breve ma intensa vita di Charlie: la sua passione per la montagna ma anche il suo altruismo che lo aveva portato a diventare un volontario del Soccorso Alpino, del quale era anche vice responsabile: “Era una persona umile e disponibile. A volte dal Soccorso Alpino lo chiamavano per un’emergenza, magari lui era a tavola e stava mangiando. Lasciava tutto e correva subito. Un giorno gli dissi: “Ma almeno finisci la pasta, poi te ne vai”. E lui: “Ma papà io posso mangiare dopo, queste persone hanno bisogno del mio aiuto adesso”»  aveva scritto il padre citando un nostro articolo pubblicato in quei giorni.

Alpinista e membro del Cai e dell’Avis

Giovanni Giarletta era anche membro del Cai di Calolzio e dell’Avis. Il 24 febbraio scorso avrebbe dovuto presentarsi in Camera di Commercio in via Tonale a ritirare un riconoscimento per i dieci anni di iscrizione al gruppo ed aver superato le 24 donazioni. “E’ sempre stato riflessivo, disponibile al dialogo: era migliore di me. Lui era anche un esperto informatico. Io non sono bravo con il computer e a volte succedeva che c’era qualche problema. Lui correva subito ad aiutarmi”.
E ancora. «Per far sì che l’esempio e l’amore di Giovanni Giarletta non vada disperso, nè dimenticato dai giovani d’oggi e dai cittadini montoresi, si chiede al signor sindaco di esaminare la possibilità di intitolare a sua memoria una strada nel centro di Piazza di Pandola, ovvero nella zona in cui abitavo. Lo chiedo per il suo altruismo e per aver portato in alto il nome di Montoro e di tutti i suoi concittadini, visto che ha raggiunto la vetta del Cerro Torre in Patagonia, il tutto trascritto nel libro dell’Alpinismo”.

Leggi anche:  Grande pubblico all'esposizione automobilistica degli Istituti Airoldi e Muzzi

Il sindaco di Montoro ha accolto subito la richiesta

Il sindaco di Montoro Mario Bianchino,  commosso dalla lettera, ha voluto intitolare alla memoria di Giarletta un’area  nel tratto montano tra la frazione Aterrana e Pizzo San Michele dove sarà realizzato un cippo marmoreo in sua memoria. “Era nostro dovere – ha scritto il sindaco Bianchino – onorare  un figlio della nostra comunità del quale serberemo sempre il ricordo per il suo valore sportivo, etico e culturale”.

I ringraziamenti della famiglia

“Non posso che ringraziare sentitamente  il sindaco, la Giunta e tutto il Consiglio comunale di Montoro per la grande disponibilità e  sensibilità dimostrata nei confronti di mio figlio”  ha concluso il padre del soccorritore.