Hai lavorato per anni in aziende minate dalla presenza dell’amianto? Forse non lo sai ma hai diritto ad un risarcimento. Il Gruppo Aiuto Mesotelioma ha organizzato una serata alla quale sono invitati questi ex lavoratori. L’avvocato Molteni spiegherà che cosa prevede la legge vigente. Lì’appuntamento è per domani sera, ore 21, nella sala civica di via Seminario 32 a Lecco.

Un risarcimento a chi si ammala di amianto

L’amianto è stato messo al bando nel 1992, ma i dati confermano che ci si continua ad ammalare ancora. Il mesotelioma può infatti comparire anche decine di anni dopo aver respirato l’absesto. Oltre al problema sanitario, di diagnosi, cura e prevenzione della malattia, vi è anche un problema di tutela previdenziale. Ovvero di diritto a speciali benefici pensionistici che continua ad essere ignorato da chi potrebbe avanzare domanda. Questo anche perché il riconoscimento dello stesso diritto per taluni lavoratori è stato ostacolato da Inps e Inail almeno fino alla sentenza della Corte di Appello del 23 ottobre scorso.

Una causa pilota a Costa Masnaga

Il pronunciamento dei giudici finalmente favorevole a chiunque sia stato esposto alle fibre di amianto sul posto di lavoro si deve ad una «causa pilota», tenacemente condotta dall’avvocato lecchese Roberto Molteni in rappresentanza di tre pensionati, ex operai della Costa Ferrovia Spa di Costa Masnaga.

«Concretamente il beneficio stabilito dalla Legge 257 del 1992 consiste nella maggiorazione, per ogni anno di lavoro in cui si è stati esposti all’amianto per almeno 10 anni, del coefficiente di 1,5 ai fini pensionistici, cosicché chi era andato in pensione con 35 anni effettivi di anzianità, poteva figurativamente maturare il diritto ad una pensione con 40 anni di anzianità contributiva (con pensione maggiorata e pagamento degli arretrati)” ha spiegato il legale. “I tre ricorrenti non avevano però presentato la domanda amministrativa entro il termine di decadenza del 15 giugno 2005, termine che era stato introdotto dal Decreto Legge 269/2003 e dal successivo Decreto Ministeriale di attuazione del 2004. Dopo dieci anni di vertenza l’Appello, su rinvio della Cassazione, ha riconosciuto che la loro domanda era presentabile, accogliendo un orientamento interpretativo della legge più favorevole agli ex lavoratori che erano andati in pensione prima del 1°ottobre 2003, data di entrata in vigore del decreto. In pratica si è stabilito che il termine non era assolutamente previsto dal testo originario della Legge (risalente appunto al 1992). E l’Inps è stata condannata a riconoscere ai tre lavoratori la maggiorazione contributiva».

Serata informatica a Lecco

«Dietro i dati ci sono sempre le persone e le loro famiglie». Premessa non scontata quella di Cinzia Manzoni, presidente e anima dell’associazione Gruppo Aiuto Mesotelioma. Vero è che i numeri lecchesi nel Registro Mesoteliomi della Lombardia sono terribili. Numeri a preludio della serata che il Gam ha organizzato per venerdì prossimo, 22 febbraio, nella sala civica di via Seminario 32. Invitati «tutti i lavoratori ed ex lavoratori che hanno lavorato in luoghi con possibile presenza di amianto». Sarà un incontro informativo, nel quale l’avvocato Roberto Molteni (di cui il Gam si avvale da quest’anno, offrendo un servizio in più a chi si rivolge allo Sportello Amianto attivo in municipio) e il dottor Edoardo Bai (medico del lavoro) illustreranno i benefici pensionistici e previdenziali ai quali si ha diritto se si è respirato il nocivo absesto sul posto di lavoro.

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I dati terribili del mesotelioma

Ebbene sono 187 i casi di mesotelioma certo e probabile verificati in provincia di Lecco tra il 2000 e il 2017. «Un numero sottostimato» ha rivelato Cinzia Manzoni, ricordando che nella statistica figura solo chi ha avuto diagnosticata la malattia. «Il picco deve ancora arrivare» ha avvertito. La registrazione degli ultimi due anni deve infatti ancora essere completata. Degli oltre 11mila casi negli ultimi 17 anni in Lombardia, sono 5.983 quelli confermati come certi, quasi il 70%. «L’esposizione avviene quasi sempre nei posti di lavoro, sono 3.233 i casi riconosciuti attraverso una causa di lavoro – hanno spiegato Cinzia Manzoni e Roberto Molteni – Ma ci sono anche 1.324 persone che hanno il mesotelioma per causa ignota. Questi malati non hanno diritto ai benefici previdenziali che vengono elargiti da Inps e Inail. La causa ignota implica infatti assenza di responsabilità, quindi di copertura assistenziale. Il che è grave».

Diagnosi non immediata

Il problema è che i tempi di incubazione della malattia sono lunghi e la diagnosi non è immediata. «La legge dispone che i medici segnalino i casi ai medici del lavoro che devono svolgere le necessarie perizie, ma questo non sempre avviene. E’ così che spesso si arriva troppo tardi, dopo che la persona è già morta, a dimostrare il nesso con il luogo di lavoro». Una corsa ad ostacoli che priva il malato e la sua famiglia del giusto risarcimento. «L’onere della prova ricade sul lavoratore, non c’è nessuno che lo fa per lui» ha sottolineato Molteni. Ma se è una strada così in salita val la pena spenderci tempo e mal di fegato? Curarsi costa e il beneficio pensionistico cui si ha diritto vale 30mila euro all’anno, reversibili per metà al coniuge sopravvissuto.

Il Gruppo Aiuto Mesotelioma

L’associazione Gruppo Aiuto Mesotelioma, composta da famigliari di vittime dell’amianto e da persone sensibili al tema, dal 2015 si batte per informare e sensibilizzare sul tema. Lo fa senza allarmismo. Attraverso lo «sportello amianto», che gestisce dal 2016 in collaborazione con gli uffici del Comune di Lecco, offre presso lo stesso municipio, ogni mercoledì dalle 9 alle 12, al primo piano in piazza Diaz, un servizio gratuito rivolto a tutti i cittadini che vogliono segnalare dell’amianto o vogliono bonificare.

L’associazione si avvale di una sottocommissione tecnica composta dall’architetto Ombretta Fortuna, dall’ingegner Alberto Invernizzi, dal geometra Simone Paramatti. C’è anche una sottocommissione scientifica composta dalla dottoressa Isabella Vittimberga, oncologa dell’ospedale Manzoni di Lecco, e dal dottor Edoardo Bai medico del lavoro e ISDE.

Queste le aziende lecchesi con l’amianto

In vista dell’incontro di venerdì Il Gruppo Aiuto Mesotelioma ha stilato un elenco delle aziende lecchesi dove è noto che vi era (in taluni casi c’è ancora) la presenza di amianto: Ex Leuci, dove c’erano coperture in eternit pari a 6.830 mq e 1.250 mtl di amianto Fioccato, oltre a 1.950 mq di linoleum; Metallurgica Tognetti: vi erano 9.390,84 mq di eternit ora bonificato; ex Vellutificio Redaelli, con tetti in cemento amianto ancora presenti; ex Tubettificio europeo, denunciati circa 4.551 mq di eternit, solo in parte bonificati; Beco Srl presenti circa 1.490 mq di tettoie in cemento amianto.