Lunedì 3 dicembre 2018 avrà luogo la prima udienza in  Tribunale a Brescia, a carico degli attivisti che il 14 ottobre 2011 occuparono il tetto di un capannone dell’allevamento di cani razza beagle di Green Hill di proprietà della multinazionale Marshall. Una azione clamorosa, che ebbe un’eco a livello nazionale. Non solo ma anche a Lecco le sorti dei cagnolini vennero seguite con attenzione e partecipazione. Storica infatti fu la marcia organizzata  dall’allora ministro Michela Vittoria Brambilla. Sì perchè nel 2013, in centro Lecco sfilarono proprio i cagnolini di Green Hill accompagnati dalle famiglie che, anche grazie alla Brambilla, li presero in affido. Duplice lo scopo  di quella che venne definita la  “marcia della libertà” con i cani scampati ai laboratori: festeggiare la decisione del tribunale del Riesame di Brescia, che in quei giorni aveva confermato  il sequestro preventivo dei beagle e quindi l’affidamento, e rilanciare le iniziative contro la vivisezione.

Green Hill, il lager dei beagle

Ora la battaglia per gli attivisti riparte una nuova battaglia legale. Davanti al Tribunale di Brescia ci saranno cittadini che testimonieranno la loro solidarietà agli imputati. “Questo lager deve chiudere!”era scritto sullo striscione calato dai cinque attivisti dal tetto del capannone n.1 dell’allevamento di cani di Montichiari Brescia. Sotto quel tetto erano detenuti quasi 900 cani, tutti in attesa di essere spediti verso i laboratori di vivisezione di tutta Europa. Con un solo storico blitz gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill squarciarono il silenzio rivelando quella realtà di animali prigionieri e l’orrore della vivisezione.

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D’Angelo: “Grazie a loro si salvarono 2500 cani”

A distanza di anni settimana prossima avrà luogo la prima udienza del processo contro gli attivisti alla luce quello che già molti sapevano: racconti e immagini di terribile e straordinaria brutalità. Sara D’Angelo, portavoce del Coordinamento Fermare Green Hill ricorda: “Fu grazie all’occupazione del tetto che si arrivò allo svuotamento del lager alla chiusura dell’allevamento nel novembre del 2016 mentre per il proseguimento della campagna Fermare Green Hill sono stati determinanti i video e le denunce rilasciate dagli attivisti sostenuti per tutta quella lunga notte di attesa dai compagni accorsi da ogni parte vegliando sulla loro incolumità e trattando con la polizia. E’ sintomatico – continua Sara D’Angelo – che solo una azione eclatante come quella di 5 persone che salgono su un tetto per più di un giorno faccia notizia sui media anche nazionali, mentre viene ignorato il destino di 2500 cani che stanno in gabbia a vita prima di essere inviati in laboratori di ricerca dove verranno sottoposti ad atroci e crudeli esperimenti”.