Sulla nave Aquarius, proprio quella in queste ore al centro di una contesa diplomatica fra Italia e Malta, lui c’è salito quasi esattamente un anno fa. Riproponiamo un servizio del “Giornale di Vimercate” dello scorso ottobre, con il racconto del giornalista arcorese Daniele Biella di ritorno dall’esperienza umanitaria.

Sulla nave Aquarius un anno fa

Giornali, telegiornali, Internet: a tutti noi capita continuamente di sentire di naufragi e di migranti salvati fra le coste del Nordafrica e la Sicilia. Lui però l’ha vissuto da protagonista. Daniele Biella, 38 anni, cresciuto a Carnate, ma ormai da diversi anni arcorese d’adozione, ha trascorso un’intera settimana sulla «Aquarius», nave della ONG «Sos Mediterranée» fra le «sopravvissute» rimaste a salvare persone che s’imbarcano e fuggono da guerre e miseria con un solo sogno in testa: una vita migliore in Europa.

E lo ha fatto da giornalista, ospite sulla barca insieme ad altri colleghi (per citarne uno, Tony Gentile della Reuters, il fotografo che scattò la celebre immagine di Falcone e Borsellino insieme), non limitandosi però semplicemente a osservare il lavoro di volontari e staff medico di «Médecins Sans Frontières», ma dandosi da fare proprio come i membri dell’equipaggio.

Il viaggio

Sette giorni sette: salpata l’8 settembre da Catania, l’«Aquarius» è attraccata il 15 a Catania. Nel mezzo, una manciata di giorni ad altissimo tasso d’emozioni. Esercitazioni, continue scoperte e piccole routine (per arrivare alle acque internazionali davanti alla Libia ci s’impiega quasi due giorni) e poi l’azione vera e propria.

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Alla fine la nave è riuscita a salvare ben 371 migranti in viaggio verso l’Europa su tre diversi gommoni. Il primo, il quarto giorno:

«Arriva la chiamata della Marina libica e partiamo – ha raccontato Biella nel corso di un incontro pubblico nella sala del camino del Municipio di Arcore – Quando arriviamo ci rendiamo conto che è un salvataggio frutto solo della pura fortuna: i militari libici li avrebbero respinti indietro, ma il motore del gommone si è rotto, così hanno dato l’allarme. Ci siamo dovuti nascondere, noi giornalisti: una situazione molto tesa. Ma alla fine ci hanno consentito di salvare tutti, poi hanno dato fuoco al gommone».

I naufraghi salgono e subito c’è un triage medico: braccialetti di colore diverso a seconda dello stato di salute, se ci sono minori non accompagnati o donne incinte… Neppure il tempo di fiatare e arriva un’altra chiamata, poi nella notte, una terza.

Il racconto completo su GironalediMonza.it

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E non è finita: insultato pure l’alto prelato

“Ero straniero e non mi avete accolto” . E’ questo tweet, una “rivisitazione” del Vangelo secondo Matteo, che ha scatenato  la bufera intorno al Cardinal Ravasi, l’alto prelato originario di Osnago e cittadino onorario di Merate che è stato pesantemente insultato in rete.

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