Nell’augurare a tutti i lettori del giornaledilecco.it un Natale sereno, da trascorrere con le perone che si amano, un Natale all’insegna della condivisione, del sapersi donare agli altri riscoprendo la gioia della semplice che solo un sorriso sincero può regalare vi proponiamo, in modo integrale, la riflessione del prevosto di Lecco, monsignor  Davide Milani. Una “fiaba” da leggere fino in fondo….

Gesù bambino non nasceva più a Lecco ma…

In Basilica San Nicolò non c’era. In piazza Cermenati non c’era. In piazza Garibaldi neanche. In piazza Manzoni non c’era. Nemmeno a San Giovanni, a Laorca, Maggianico, al Porto, a Chiuso, ad Acquate non lo trovavano. Neppure a Pescarenico si era visto. Nessuna sua traccia in nessun angolo della città.
Gesù Bambino non c’era.
La questione era seria. Era già notte inoltrata, l’alba del giorno di Natale stava per spuntare ma Gesù Bambino non era venuto.
Le ore passavano e la gente cominciava a chiedere nelle case vicine: «Ma da te Gesù è venuto? Qui no», ricevendo in cambio la stessa risposta.
Le ore passavano. Era il caos. I preti non sapevano più che fare e che dire alla gente, il prevosto non osava chiedere spiegazioni al Vescovo («chissà che penserà poi, dirà che è colpa mia»). Il sindaco era stato interpellato dai cittadini («non si è mai sentita una cosa così, faccia qualcosa!»), il prefetto si era allertato, il questore allarmato. Credenti o meno, era un problema anche di onore cittadino. I siti dei giornali locali avevano cominciato a scriverne, le tv nazionali ben presto ne parlarono e mandarono troupe per raccontare in diretta lo strano caso. Perfino in America e in Australia giunse la notizia. «In questo Natale Gesù Bambino è arrivato ovunque. Tranne che in una città italiana, Lecco».
 «Che fare?» si chiedevano tra le vie del capoluogo manzoniano. Nessuno capiva. Preti e suore erano in assemblea permanente, spontaneamente si costituì una commissione di saggi, le imprese del settore del lusso assoldarono dei detective, i negozi di giocattoli proposero soldi a chi avesse ritrovato il Bambinello.
Ma nulla, non se ne venne a capo di niente.
Gesù Bambino in quel Natale non era venuto a Lecco e non si capiva il perché. Non erano peggiori degli altri i lecchesi, forse nemmeno migliori.  Avevano lavorato tanto, prima di quel Natale. Avevano fatto spese e regali per vivere qualche ora di serenità e festa. Si erano scambiati gli auguri, addirittura mandate offerte per i poveri. E alla Messa di mezzanotte ci erano andati in molti. Non si meritavano quindi tutto questo.
Perché Gesù Bambino non c’era per loro in quel Natale?
Ormai era quasi ora di andare a dormire a Lecco in quel tristissimo 25 dicembre senza Gesù Bambino. Finché poco prima di mezzanotte un lecchese, né giovane, né vecchio, pubblicò un selfie su Facebook e sotto alla foto scrisse: «Scusate, mi aiutate a capire? Cosa significa che Gesù Bambino non è venuto?».
Il post si prese immediatamente valanghe di insulti e sberleffi vari: “Idiota, non vedi che Gesù non c’è quest’anno?”. Ben presto però i commenti si fecero più riflessivi. «Già, che significa che non è venuto?», scrisse uno. «Non è che gli anni precedenti vedevamo il bambinello in carne e ossa». «A pensarci bene, forse non c’era nemmeno lo scorso anno, solo che non ce ne eravamo accorti», rispose un altro.
Tutti presto concordarono. E da Facebook il convincimento passò nei ragionamenti in famiglia, di casa in casa, di rione in rione. Erano anni che Gesù Bambino non si vedeva a Lecco ma mai se ne erano accorti.  In men che non si dica nei paesi vicini, in tutta la provincia, in tutta Italia e nel mondo intero ci si rese conto della drammatica scomparsa di Gesù Bambino. Non c’era, in quel Natale, non c’era stato nemmeno in quelli precedenti. La gente aveva perso il senso del Natale, il motivo su cui fondare questa festa, si era disabituata a cercare la presenza del Signore in quella ricorrenza. E cosi Gesù Bambino era scomparso. Non per volontà sua, ma perché semplicemente nessuno lo aveva più cercato, desiderato, voluto.
Ben presto la cattiva fama di Lecco mutò di segno: non era più l’unica città al mondo in cui Gesù Bambino non era venuto in quel Natale (un primato vergognoso!) ma la prima città al mondo che si accorse della sua globale sparizione. Che onore!  Lecco fece ancora una volta notizia in tutto il mondo. «Da Lecco la sensazionale scoperta: Gesù Bambino è sparito da tutto il mondo. Nessuno se ne era accorto prima».
Ormai era il 26 dicembre.  Passò anche il 27. Tristemente. Trasmettevano senso di amara malinconia gli addobbi di quel Natale in cui a Lecco e poi nel mondo si scoprì che Gesù bambino era dimenticato e non più cercato.
Finché alla signora Elisabetta, 91 anni, residente poco fuori il centro di Lecco, senza nessuno che la visitasse da decenni, malandata e sofferente più per la solitudine che per la miseria in cui viveva, capitò un fatto straordinario.  Senti qualcosa cadere sul balconcino della casa in cui abitava. E poi suonare al suo campanello. Le fece effetto sentirlo squillare, erano anni che nessuno la cercava. Davanti a lei un bambino, di cinque  anni al massimo. Era in visita agli zii del piano di sopra, stava giocando e la sua palla era caduta sul balcone di Elisabetta. Il bambino chiese di poter recuperare il pallone. A fatica l’anziana donna lo accompagnò sul terrazzo. Preso il gioco, lui uscì senza dire nulla, era solo contento di averlo ritrovato. Elisabetta chiuse la porta, era giá contenta così, per avere visto qualcuno – seppur per poco – nella sua casa. E in quel momento accadde il fatto straordinario. Il campanello suonò di nuovo. Lei si meravigliò e con circospezione aprí. Era ancora quel bambino. Si guardarono fissi negli occhi e lui le disse, con un sorriso dal cuore, «Grazie», e subito dopo fuggì correndo su per le scale.
Elisabetta sperimentò in quell’istante, nel calore che si ritrovo nell’intimo per quelle due visite, la presenza di Gesù Bambino. Era in quel fanciullo e nel suo bisogno – soddisfatto – di recuperare il suo gioco; era in quel sorriso non dovuto, in quel grazie, in quello sguardo. Subito Elisabetta chiamò sua figlia che abitava a Londra.
«Ho ritrovato Gesù Bambino! Proprio io!» e gli spiegò come. Sua figlia – consapevole della straordinarietà dell’avvenimento – lo disse alle amiche. E ben presto un giornalista lo seppe, lo scrisse e la notizia ebbe rapidamente diffusione globale.
Ancora una volta la nostra città finì su tutte le tv e in apertura di tutti i siti di informazione del mondo. «Ritrovato a Lecco Gesù Bambino. Lo ha scoperto la signora Elisabetta».
Presto, per rivivere l’esperienza di Elisabetta e ritrovare il Santo bambino, tutti i lecchesi si misero a visitare gli anziani soli per regalare loro la presenza di Gesù. C’era la corsa a visitare i carcerati, così anche loro avrebbero potuto sentire Gesù Bambino. I senza fissa dimora e gli immigrati erano i più ricercati: i lecchesi in coda da loro per chiedere «come va?» portare un saluto, scambiare un sorriso sincero, rendersi vicini, ascoltare: per donare loro la presenza di Gesù. In ospedale folle per trovare i malati.
Ormai era gennaio inoltrato. Lecco cambiò così volto in poche settimane e divenne bellissimo vivervi. Tutti volevano una casa qui, il mercato immobiliare si rimise in moto. Tutti stavano scoprendo che Gesù è sempre presente nella vita, nella storia. E che il mondo non è abbandonato a se stesso, ma visitato dal Signore. Basta andare incontro all’altro vedendo in lui una persona già amata da Dio che così si porta la presenza di Gesù bambino.
Basta accogliere l’altro come una persona già amata da Dio che così si accoglie Gesù bambino.
Buon Natale
Monsignor Davide Milani