Sfidando la pioggerella, giovedì sera circa 60 persone si sono trovate in centro Lecco per una fiaccolata a due anni esatti dalla scomparsa in Egitto di Giulio Regeni. Un momento di ricordo e tributo al giovane ricercatore italiano il cui corpo fu ritrovato pochi giorni dopo ai bordi di una strada con evidenti segni di terribili torture. Alla fiaccolata lecchese, oltre ai Gruppi Amnesty International di Lecco, Merate e Morbegno, hanno partecipato anche ARCI Lecco, CGIL Lecco, l’Associazione Il Grande Colibrì, Qui Lecco Libera, City Angels Lecco, il Coordinamento “Noi Tutti Migranti” di Lecco, Cisl Monza Brianza Lecco e il gruppo giovani Liberi e Uguali di Lecco.

Verità per Giulio Regeni

“La fiaccolata lecchese è una delle tante che in questa data sono state organizzate in tutta Italia da Amnesty International per continuare a chiedere Verità per Giulio Regeni” spiegano i promotori di Amnesty Lecco.  La fiaccolata ha fatto sosta in piazza Cermenati dove due esponenti di Amnesty International di Lecco hanno descritto le circostanze dell’uccisione del giovane italiano e del contesto nel quale tale crimine si inserisce.

Il caso

“Quello di Giulio Regeni è un caso tutt’altro che isolato in Egitto dove, secondo un dettagliato rapporto di Amnesty International pubblicato pochi mesi dopo l’uccisione di Regeni, ogni giorno 3-4 persone – generalmente oppositori del governo ma anche bambini – vengono fatte sparire da agenti dei servizi di sicurezza o da gruppi non ufficiali che agiscono con il benestare del governo.  Vengono tenute prigioniere per mesi e sottoposte a torture di vario genere per estorcere loro delle informazioni o delle “confessioni” che serviranno a condannarle a lunghe pene detentive o alla pena capitale. In molti casi questa prigionia segreta termina con l’assassinio, come nel caso del giovane italiano”.

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Le “spiegazioni” contraddittorie

Dopo il ritrovamento del corpo di Regeni, la successione di “spiegazioni” contraddittorie e palesemente inconsistenti da parte delle autorità egiziane ha dimostrato la non volontà dell’Egitto di fare chiarezza ed assicurare alla giustizia mandanti ed esecutori del barbaro omicidio.

La mancanza di chiarezza

“Alla dura risoluzione dell’Unione Europea sul caso Regeni e sulle sparizioni forzate in Egitto non è seguita però un’altrettanto chiara presa di posizione nei fatti” proseguono da Amnesty. “Lo scorso settembre l’Italia ha fatto tornare in Egitto l’ambasciatore, precedentemente richiamato in patria per protesta. E dodici stati europei – rileva il rapporto di Amnesty International – non rispettano la decisione dell’Ue del 2013 di interrompere la vendita all’Egitto di armi che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna. Con loro, altri stati (principalmente Stati Uniti, Russia, Brasile e Turchia) continuano a fornire all’Egitto armi che vengono poi utilizzate per commettere gravi violazioni dei diritti umani”.

Serve verità

Amnesty International continua a chiedere verità per Giulio Regeni. Ciò soprattutto “per contrastare il tentativo di trasformare il caso in una mera commemorazione a discapito del raggiungimento della verità e della condanna dei responsabili”.

Le richieste di Amnesty all’Egitto

Le richieste di Amnesty all’Egitto, inoltre, sono di

  • istituire una commissione di inchiesta indipendente ed efficace sull’accaduto e di fermare l’uso di sparizioni e tortura
  • di ratificare gli strumenti internazionali che le contrastano e di garantire l’indipendenza della pubblica accusa dalle autorità esecutive, che oggi possono condizionarla pesantemente;
  • di abrogare, infine, o modificare le leggi repressive.

Le richieste di Amnesty alla comunità internazionale

Alla comunità internazionale Amnesty chiede di sollecitare l’Egitto a porre fine alle sparizioni forzate. E inoltre di fermare i trasferimenti di armi che facilitano le violazioni dei diritti umani.