«La mafia ci assomiglia assai». Con queste parole il Dottor Nicola Gratteri, Magistrato Procuratore Capo del Tribunale di Catanzaro, si è presentato ieri davanti ai lecchesi.

In 500 al Poli

La Fondazione Sinderesi l’ha voluto come ospite della serata “Infiltrazioni mafiose. Come la mafia ci rassomiglia” che si  svolta  ieri, giovedì 10 maggio, all’Aula Magna del Campus Polo Territoriale di Lecco. Ben 500 i partecipanti. L’incontro è stato il culmine  di un percorso di dialogo e di confronto che ha coinvolto oltre 1000 studenti delle scuole superiori lecchesi. A chiudere il ciclo le testimonianze di chi ha fatto della lotta alla mafia la propria missione quotidiana.

L’impegno del procuratore Gratteri

Gratteri sfida ogni giorno la ‘Ndrangheta, divenuta una delle mafie più potenti al mondo grazie al supporto dell’élite locale e al traffico di cocaina. Ma non si limita a punire il lato criminale e organizzativo. La sua politica d’azione si basa sul conoscere il proprio nemico, toccare con mano la sua attività (volando fino in Colombia) e studiare la sua storia.

«I mafiosi non sono marziani. Quello che dà loro prestigio e potere è il forte abbassamento dell’etica morale. La mafia uccide di meno solo perché è più facile corrompere» ha affermato Gratteri. Coerenza, impegno sociale e la parola «no», sono le uniche armi che ciascun cittadino può impugnare per difendere la legalità e la propria libertà.

Leggi anche:  Lago a secco: Legambiente lancia l'allarme sulla crisi idrica FOTO

Ampio articolo sul Giornale di Lecco in edicola da lunedì 14 maggio