Dove vanno a finire i vestiti raccolti nei cassonetti gialli di Caritas? Una domanda che molti si fanno e alla quale la Caritas ambrosiana, diretta dal lecchese Luciano Gualzetti, ha voluto dare una risposta chiara per la trasparenza e, allo stesso tempo per illustrare i risultati di un progetto virtuoso. Un progetto che, in ultima istanza approda anche in un negozio lecchese dove gli abiti vendono venduti.

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Dove vanno a finire i vestiti raccolti nei cassonetti gialli di Caritas

Ma andiamo con ordine. Stiamo parlando di “Dona Valore”. “Oggi Dona Valore è un esempio di successo di economia circolare.  In 20 anni ha prodotto oltre 3,5 milioni di euro a favore di 141 progetti sociali per 5.600 persone in difficoltà e ha permesso il risparmio di 42mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica, oltre 70 miliardi di metri cubi di acqua, 3.500 tonnellate di fertilizzanti e 2.350 tonnellate di pesticidi risparmiati – spiegano dalla Caritas –  A garanzia dei cittadini e degli enti promotori del progetto, le cooperative si sottopongono a periodici audit etici da parte di organismi indipendenti. E ora anche una rete di second hand store consente di dare una seconda vita solidale agli abiti”.

I numeri

In 20 anni ha prodotto oltre 3,5 milioni di euro a favore di 141 progetti sociali per 5.600 persone in difficoltà e ha permesso il risparmio di 42mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica, oltre 70 miliardi di metri cubi di acqua, 3.500 tonnellate di fertilizzanti e 2.350 tonnellate di pesticidi risparmiati. Dona Valore la rete R.i.u.s.e. garantisce lavoro stabile a 87 persone di cui 31 in svantaggio certificato. Dal 1998 al 2018 le cooperative hanno erogato oltre 3,5 milioni di euro, con i quali sono stati sostenuti 141 progetti sociali che hanno aiutato 5.600 persone. Solo nel 2018 l’attività economica ha prodotto 700mila euro investiti in solidarietà.

Chi gestisce il progetto Dona Valore

“Per gestire il progetto Dona Valore è nata la rete R.i.u.s.e. (Raccolta Indumenti Usati Solidale ed Etica) composta da 8 cooperative (Consorzio Farsi Prossimo, Cooperativa ABAD, Cooperativa di Mano in Mano, Cooperativa Ezio, Cooperativa Padre Daniele Badiali, Cooperativa Sociale Cauto, Cooperativa Spazio Aperto, Cooperativa Vesti Solidale). Il servizio è effettuato attraverso 1.500 cassonetti nella Diocesi di Milano e 500 nella Diocesi di Brescia. Tutti i cassonetti sono collocati in postazioni autorizzate dagli Enti pubblici”.

Le cooperative a norma

Gli abiti raccolti nei cassonetti vengono venduti ad altre imprese che gestiscono le successive fasi della filiera del recupero. Tali imprese sono in possesso di tutte le autorizzazioni previste dalla normativa vigente, sono sottoposte a periodici controlli da parte delle autorità preposte, sottoscrivono specifici contratti e protocolli etici, e garantiscono il pieno rispetto di tutte le normative nazionali e internazionali. Al momento solo una piccola frazione del materiale raccolto viene invece destinata ai second hand store (i negozi di abiti usati) in Italia e all’estero.

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Dove vanno a finire i vestiti raccolti nei cassonetti gialli: i controlli

“A garanzia dei cittadini e degli enti per i quali svolgono la raccolta, vale a dire la Caritas Ambrosiana e la Caritas della Diocesi di Brescia, la rete delle cooperative R.i.u.s.e. si sottopone volontariamente a controlli di enti terzi. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati gli audit effettuati dal Forum Ethibel, organizzazione indipendente belga, che ha rilasciato alla rete R.i.u.s.e.  il marchio Solid’r che identifica le imprese che operano secondo i criteri dell’economia sociale e solidale riconosciuti dalla Ue” spiegano ancora dalla Caritas Ambrosiana.

Vestiti raccolti nei cassonetti venduti anche nel Lecchese

La sovra-produzione, spinta dal fenomeno del fast fashion, è al momento un grave problema prima di tutto di ordine culturale che ha introdotto nuove criticità nel settore del recupero e riciclo dei rifiuti. Le cooperative sociali si sono poste seriamente la questione e stanno cercando delle soluzioni, percorrendo diverse strade” aggiungono ancora dalla Caritas Nel 2018 hanno aderito a Tess (Textile with Ethical Sustainability and Solidarity), il gruppo europeo di imprese sociali, nato per dare vita a forme di commercio equo nel settore della raccolta e vendita degli indumenti usati. Un’alleanza del quale fanno parte importanti realtà no profit:  Terre asbl (Belgio), Oxfam solidarite asbl (Belgio), Ebs le relais est (Francia), Formacio i treball (Spagna)” .

Galbiate

Hanno costituito una rete di second hand store (Share) composta da 6 punti vendita attraverso la quale reimmettere nel mercato, gli abiti usati.  3 negozi sono  a Milano, 1 a Varese 1 a Napoli e uno anche nel Lecchese. Si tratta del negozio Second Hande Reuse  in via Ettore Monti, nella frazione Ponte Azzone Visconti di Galbiate. L’investimento pari ad oltre 500.000 euro ha consentito negli ultimi anni la creazione di 15 posti di lavoro e l’avviamento al lavoro attraverso il tirocinio e/o la borsa lavoro di una trentina di giovani italiani e stranieri spesso portatori di fragilità e svantaggi fisici o psichici.