Donazione organi ed eliminazione dell’anonimato: parere favorevole del Comitato nazionale di Bioetica.

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La battaglia di Galbiati su donazione organi ed eliminazione dell’anonimato

“E’ stato pubblicato il 27 settembre sul sito del Comitato nazionale di Bioetica il parere in merito alla conservazione o meno dell’anonimato tra famigliari del donatore e ricevente nel trapianto di organi. Il parere del CNB apre finalmente alla possibilità che le parti coinvolte possano conoscersi!”. E’ soddisfatto Marco Galbiati, il papà di Ricky, scomparso improvvisamente a causa di un malore, che dopo aver acconsentito alla donazione degli organi del figlio a gennaio 2017 ha intrapreso – e sta portando avanti – una battaglia per “veder riconosciuto un diritto che prima del 1999 esisteva anche in Italia e che la legge 91/1999 ha modificato”.

Le motivazioni

Il Comitato – si legge nel sito, nell’area pareri e risposte – “ritiene che il principio dell’anonimato è indispensabile nella fase iniziale della donazione degli organi per conservare i requisiti di equità, garantiti da considerazioni rigorosamente oggettive, basate su criteri clinici e priorità nella lista e per evitare possibili compravendite. Ritiene, tuttavia, che in una fase successiva, trascorso un ragionevole lasso di tempo, non sia contrario ai principi etici che l’anonimato possa essere rimesso nella libera e consapevole disponibilità delle parti interessate, dopo il trapianto, per avere contatti ed incontri”.

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I metodi

Il CNB dà anche alcune indicazioni di metodo: “Questo futuro ed eventuale rapporto fra donatori e riceventi dovrà comunque essere gestito da una struttura terza nell’ambito del sistema sanitario, attraverso gli strumenti che si riterranno più idonei di modo che sia assicurato il rispetto dei principi cardine dei trapianti (privacy, gratuità, giustizia, solidarietà, beneficienza)”. Un modo per “evitare comportamenti inappropriati in queste situazioni”.

Il Comitato nazionale di Bioetica auspica che “il modello base sia predisposto preferibilmente dall’Istituto Superiore di Sanità, valido per tutto il territorio nazionale” e “chiarisce ai soggetti interessati che la conoscenza della identità dei donatori non è una pretesa, ma una possibilità eticamente giustificata a determinate condizioni. E in questa eventualità occorre porre specifica attenzione al consenso informato consapevole e sottoscritto dai soggetti aventi diritto, per evitare che le condizioni di oggettiva difficoltà in cui si trovano donatori e riceventi rendano il consenso un atto meramente formale”.

Prima importante vittoria

Una prima importante vittoria per Marco Galbiati: “Il prossimo passaggio sarà un confronto con il Centro nazionale Trapianti e con il suo direttore Alessandro Nanni Costa, che mi ha già chiamato per lavorare insieme a una modifica della legge, una modifica attesa (basti pensare alle migliaia di persone che hanno sottoscritto la mia petizione su change.org) e ormai improcrastinabile”.