Biotestamento e consenso informato. Il convegno tenutosi a Lecco martedì scorso ha avuto relatori di prestigio per discutere il tema. Punto di partenza la nuova legge 219/17: “Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento”.

Biotestamento : la tutela del Diritto e della Medicina

Un parterre di tutta eccezione, quello ospitato presso l’Aula Magna dell’Ospedale Manzoni. Tracciati i confini della nuova normativa che regola il cosiddetto fine vita. Ma anche alcune questioni relative alle gestione del rapporto medico-paziente. “Un trattamento non fondato sul consenso del paziente non è cura. La legge ha sancito che il Diritto e la Medicina non devono tutelare unicamente il valore della vita. In quanto questo va necessariamente coniugato con altri valori fondamentali. Quali la dignità dell’individuo e il rispetto delle sue volontà”. Questo il messaggio che racchiude il punto di vista dei relatori.

Dat e fiduciario

Si è parlato di DAT, le Disposizioni anticipate di trattamento. Rappresentano le volontà dell’individuo in materia di trattamenti sanitari (inclusi nutrizione e idratazione artificiali). Ossia della possibilità di esprimere il proprio consenso o il rifiuto in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi. Ma si  è anche riflettuto sulla figura del ‘fiduciario’,  prevista ora dalla legge. Il fiduciario è una una persona – maggiorenne e capace di intendere e di volere – che fa le veci e rappresenterà il paziente nelle relazioni con il personale medico se e quando egli non sarà più in grado di decidere per sé.

Nel convegno è è anche sottolineata la possibilità che il medico – in accordo col fiduciario – possa disattendere in tutto o in parte le DAT. Questo qualora esse appaiano “palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente”. Ovvero sussistano “terapie non prevedibili al momento della formazione delle DAT capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita”.

Il consenso informato

Per quanto riguarda il consenso informato, invece, si è ribadito più volte come esso promuova e valorizzi l’autonomia decisionale e la responsabilità sia del paziente che del medico. “La legge 219/17 richiede a medici e pazienti la consapevolezza di se stessi” ha detto Paolo Zatti,  professore Emerito dell’Università di Padova.

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“La legge finalmente c’è, ora si tratta di appropriarsene. Cioè di fare diventare prassi nella quotidianità quei principi stabiliti dalla legge”, ha riflettuto Gianlorenzo Scaccabarozzi, direttore del Dipartimento della Fragilità di Asst Lecco. Lo stesso dipartimento che ha organizzato l’evento in collaborazione con l’Ufficio Formazione aziendale e con il contributo di ACMT Lecco e Fondazione Floriani di Milano. L’iniziativa si colloca nell’ambito dello sviluppo della rete locale di cure palliative-domiciliare e residenziale/hospice.

Cure palliative anche ai pazienti cronici complessi

“Con questo evento abbiamo voluto fare il punto sullo sviluppo delle prospettive di cure palliative. Cure che si rivolgeranno non più solo ai pazienti oncologici, ma anche a quei pazienti affetti da cronicità complessa avanzata che necessitano di questo tipo di trattamenti” ha aggiunto Scaccabarozzi.

Oggi ad ogni malato di cancro corrispondono altri sette pazienti non oncologici ma affetti da patologie croniche   che necessiterebbero di cure palliative. Lo dicono le ricerche epidemiologiche. “La sfida è occuparci di tutto quel campo della cronicità complessa avanzata che ci pone davanti a pazienti che hanno davanti a sé ancora alcuni anni di vita e che sopportano grosse sofferenze”. Così  ha spiegato il professor Xavier Gòmez,  direttore della Cattedra di Cure Palliative all’Istituto Catalano di Oncologia di Barcellona.

Ospite Giuliano Amato

Ospite  della giornata il giudice della Corte Costituzionale e professore emerito di Diritto Pubblico Comparato, Giuliano Amato. Ha parlato di una normativa “non perfetta” ma da considerare una conquista. “Grazie a questa legge alcuni tabù sono stai rimossi. Il fine vita ora si scioglie nella possibilità di rifiutare cure che sarebbero sproporzionate e come tali inadeguate. Appropriata è la cura che è tale  anche sotto il profilo del sentire proprio del paziente. Appropriatezza è la parola che raccoglie l’incontro tra i diritti del paziente e le responsabilità del medico”.

 

Al termine del convegno si è aperta la serata “Pianoforte in corsia, la musica come medicina dell’anima”. Presentate le associazioni del Dipartimento Oncologico, ringraziate dal Direttore Generale dell’Asst Lecco, Stefano Manfredi, per l’impegno vivace e attivo all’interno dell’ospedale.