Continua l’annus horribilis per gli apicoltori lariani, che dopo aver perso la produzione d’acacia e millefiori a causa del clima impazzito, sono ora a ridosso della raccolta del miele di tiglio e castagno (ora in fioritura). Si tratta di altre due varietà-chiave per il territorio, alle quali è legata la possibilità di rientrare, almeno in parte, delle gravi perdite subite a inizio stagione, anche se “pareggiare i conti”, quest’anno, sarà un’impresa pressochè impossibile.

Clima impazzito: gravi conseguenze per la produzione del miele e Como e Lecco

E le prospettive, per giunta, non sono buone: in ampie zone delle due province, il castagno è di nuovo minacciato dal cinipide galligeno, mentre il clima non aiuta le api ormai stremate dopo un inizio stagione da dimenticare, con temporali alternati ad ondate improvvise di caldo che complicano, e non poco, la situazione. Il raccolto del miele di castagno è appena iniziato, con uno scenario altalenante: “In ogni caso siamo molto al di sotto della media: anche all’interno di uno stesso sito produttivo la produzione è incostante e variabile da un’arnia all’altra: alcune “tengono”, altre sono a zero. In montagna, invece, la fioritura è appena incominciata” dice Fabio Villa, apicoltore di Casatenovo.  

Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco

                                                                                                                                                                                                                              

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“E’ una situazione molto difficile” commenta Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco. “I bilanci di inizio stagione, come detto, sono drammatici, con la raccolta del miele di acacia crollata di oltre il 90, con punte di totale azzeramento. I danni per ciascuna impresa sono ingentissimi: a seconda della dimensione, si va da decine di migliaia di euro fino a diverse centinaia di mila euro per le realtà di consistenza maggiore. Le api sono importanti “sentinelle del territorio” e la loro strategicità non si limita alla sola produzione diretta: i principali prodotti ortofrutticoli, infatti, dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma questi insetti sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento. Ora è necessario vigilare affinchè la carenza di prodotto non funga da chiavistello per le massicce importazioni di miele da paesi come la Cina, ai vertici per l’insicurezza alimentare: solo lo scorso anno, ne sono stati importati 2,5 milioni di chili, che si aggiungono agli 11,3 milioni dall’Ungheria”.