Non c’è passaporto per i cinghiali che, anche al ridosso del confine svizzero, continuano a devastare prati e terreni agricoli: un problema che continua ad essere di dimensioni sempre più gravi e i cui riflessi sono anzi accresciuti nelle aree montane più sensibili, come quelle limitrofe alla frontiera.

Cinghiali “senza confini” invadono i prati a fieno vicino alla frontiera intelvese

“Il rischio, sempre più concreto, è che gli imprenditori agricoli, sempre più esasperati, possano decidere di chiudere le loro imprese a vantaggio di un impiego più sicuro, e certamente più remunerativo, in Canton Ticino. E’ quanto vorremmo evitare, ma la situazione ha ormai assunto una dimensione insostenibile”.  Lo dichiara, preoccupato, il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi nel chiedere a gran voce “attenzione per tutta l’agricoltura lariana, e in particolare per quella montana, continuamente minacciata dalle invasioni di cervi e cinghiali”. Mentre resta drammatico il bilancio in Val Menaggio, si registra una particolare recrudescenza, nelle ultime settimane, anche nell’intera Val d’Intelvi.

Dante Caprani, di Pellio Intelvi (az. agr. Giobbi Margherita), descrive una situazione surreale davanti a un prato che sembra reduce da un bombardamento aereo: “Sono i cinghiali, continuano a entrare, a rivoltare il terreno e a rendere inservibili questi prati, indispensabili alla vita delle nostre imprese. I selvatici entrano indisturbati e, qualche sera fa, hanno addirittura tentato di aggredire il mio cane. Ce li siamo quasi trovati sulla porta di casa e abbiamo paura. Certo, la denuncia dei danni va fatta… ma il giorno dopo, i selvatici si ripresentano puntuali, Il problema è duplice, riguarda cervi e cinghiali e dura da parecchi anni. Negli ultimi quattro-cinque si è aggravato, è nostro diritto chiedere una soluzione in modo da poter dare futuro alle nostre imprese e al nostro lavoro. L’agricoltore, non dimentichiamolo, è il primo tassello di presidio del territorio montano”.

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Un bollettino di danni sempre più gravis

Al danno si aggiunge, peraltro, la beffa dato che diventa rischioso investire risorse (ingenti) per la risistemazione dei prati stessi, dato che il problema è ciclico e imprevedibile. Ed è altrettanto impossibile una convivenza con un problema che, di giorno in giorno, aggiorna un bollettino danni sempre più grave, dai prati smossi ai covoni di fieno resi inservibili (a Piano Porlezza i cervi hanno divelto persino gli imballi in plastica per cibarsi del contenuto), all’erba rimasta che in molti casi risulta impossibile da mietere e portare in stalla perché rovinata dalle deiezioni dei selvatici.

“Non possiamo che condividere la preoccupazione degli imprenditori delle valli – conclude il presidente Trezzi – facendoci portavoce delle loro istanze e soprattutto chiedendo fatti concreti: di parole, in questi anni, ne abbiamo sentite anche troppe. Siamo di fronte a una situazione gravissima che ci impone di mantenere un’allerta continua”.