Sono ormai diverse le sentenze dei Tribunali (tra cui quelli di Verona, Treviso, Milano e Brescia) che sulla scia della sentenza della Corte di Cassazione n. 4558 del 2012 hanno affrontato il tema dei costi delle rette delle RSA e statuito il principio secondo cui il soggetto gravemente affetto da morbo di Alzheimer, ricoverato in istituto di cura, riceve cure prevalentemente sanitarie, che come tali, a prescindere dall’età del paziente ricoverato e a prescindere dalle possibilità riabilitative, dovranno esser interamente a carico del Sistema Sanitario Nazionale.

Le prestazioni ricevute in RSA, si qualificano come socio-sanitarie integrate e sono regolate dall’art. 3 del D.lgd 502/92 che effettua una distinzione fra:

  • le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale
  • le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria
  • le prestazioni socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria

Il D.P.C.M. 14.2.2001 ha ulteriormente specificato che le prime (sub a) sono di competenza e a carico delle ASL; le seconde (sub b) sono di competenza ed a carico dei comuni con la compartecipazione alla spesa da parte degli utenti, le terze (sub c) sono erogate ed a carico del Fondo Sanitario nazionale.

Le prestazioni rese ai soggetti affetti da patologia di Alzheimer, in grave stato di avanzamento, rientrano in questa terza categoria, caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensità della componente sanitaria, come quelle che attengono prevalentemente alle aree anziani (inabilità o disabilità conseguenti a patologie cronico-degenerative), disabili, patologie psichiatriche e dipendenze da droga, alcool e farmaci.

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Non può, infatti, porsi in dubbio che, le cure prestate ad un malato di Alzheimer in stadio avanzato, comportino la preminenza dei fattori produttivi sanitari rispetto a quelli meramente assistenziali, poiché la mancanza di un continuo e assiduo monitoraggio sanitario metterebbe a rischio le condizioni di vita e di sopravvivenza del paziente.

Conseguentemente, se le patologia sopra indicate con prevalente componente sanitaria NULLA è dovuto dall’utenza in quanto non può dirsi sussistente alcuna componente sociale della retta.

Quanto detto è particolarmente importante perché generalmente, all’atto di ingresso, anche se avvenuto per il tramite dell’Amministrazione Comunale (Servizi Sociali), le strutture sottopongono alla firma di utenti e parenti, atti di impegno al pagamento delle quote di ricovero in RSA.

Tali accordi o impegnative, sono nulli, inefficaci e comunque generalmente revocabili. Questi principi, recepiti dalle sentenze dei vari Tribunali, possono ormai ritenersi consolidati.

AVV. ANDREA SPADA

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