Commemorazione in Regione per la ricorrenza del 6 febbraio. Il Pirellone, all’inizio della seduta di Consiglio regionale, ha ricordato i servitori della Repubblica caduti nell’adempimento del dovere e tutte le vittime del terrorismo, della mafia e di ogni altra forma di criminalità. In Aula erano presenti i familiari  e colleghi delle vittime e tra questi il Comandante della Sottosezione della Polizia Stradale di Bellano l’ispettore Cristian Fumagalli, collega collega dell’agente di Polizia Francesco Pischedda  morto mentre inseguiva un ladro.

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La morte sul lavoro

La notte del 2 febbraio del 2017  l’agente Pischedda era in servizio di pattuglia lungo la statale 36, insieme ad altri colleghi del distaccamento di Bellano della Polstrada, quando era stato individuato un furgone sospetto. Si trattava di un Fiat Fiorino, poi risultato essere rubato con tre persone a bordo. Il conducente aveva ignorato l’alt intimato dagli agenti e si era dato alla fuga. Ne era scaturito un pericoloso inseguimento, lungo la carreggiata nord, conclusosi su un viadotto poco prima dello svincolo del Trivio di Fuentes. I tre, dopo aver abbandonato il furgone incidentato, avevano tentato di allontanarsi a piedi. Mentre due erano riusciti a far perdere le proprie tracce, Florea Vaeceslav era stato raggiunto dall’agente Pischedda.  I due avevano ingaggiato quindi  una colluttazione durante la quale entrambi erano precipitati dal cavalcavia, facendo un volo di una decina di metri. Le condizioni del poliziotto erano apparse da subito molto gravi ed era morto dopo poche ore: aveva solo 28 anni.

 

Nuova richiesta di archiviazione

Intanto non scema la polemica sul nostro territorio dopo che il  sostituto procuratore del tribunale di Lecco, Paolo Del Grosso, ha presentato una nuova richiesta di archiviazione, la seconda per l’esattezza, alla quale il legale della famiglia ha deciso di opporsi con determinazione.  «Noi non molliamo – dice l’avvocato Michele Delogu, legale della famiglia dell’agente  –  Avremmo accettato l’archiviazione se non avessimo avuto il supporto delle consulenze del pubblico ministero che non vuole prendere in considerazione ciò che hanno scritto i suoi stessi periti. Francesco ha sacrificato la sua vista, era un giovane agente, non ci possiamo arrendere”.

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La cerimonia di oggi in regione

Il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e della criminalità, istituito dalla Regione con legge regionale nel 2004, nacque per celebrare il ricordo di Renato Barborini e Luigi D’Andrea, agenti della Polizia di Stato caduti entrambi il 6 febbraio 1977 in un conflitto a fuoco con la banda criminale Vallanzasca al casello autostradale di Dalmine in Provincia di Bergamo. Durante il momento di celebrazioni sono state ricordate tutte le persone che in questi anni sono morte vittime del terrorismo, della mafia e della criminalità di strada.

Il ricordo del presidente del Consiglio

“Una cerimonia sobria, ma solenne – ha osservato il presidente del Consiglio, Alessandro Fermi – Le ferite dei familiari sono anche quelle della società, per aver perso persone che avevano devozione per il dovere. Queste persone ci hanno lasciato una testimonianza esemplare, non retorica, sono stati fedeli alla propria missione. Con questa giornata, ribadiamo la nostra solidarietà ai familiari delle vittime, la necessità di riconoscersi nelle regole, tutti uniti in questa cerimonia di civile riconoscenza. Ribadiamo infine la voglia di combattere l’indifferenza”.

L’intervento del presidente Fontana

“E’ una giornata che deve avere un gran significato – ha aggiunto nel suo intervento il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana – Ricordare tutte le persone che hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere, terrorismo, mafia, criminalità. La nostra società ha bisogno ogni giorno del coraggio di persone come quelle che ricordiamo oggi. Di chi indossa la divisa per tutelare la nostra sicurezza. Tutti dobbiamo fare la nostra parte per contribuire a un mondo governato dal diritto. Cultura e conoscenza devono prevalere, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione, ripartiamo dai giovani”.