Verranno celebrati oggi, martedì 25 giugno, nella chiesa parrocchiale di Olginate, i funerali del dottore e medico chirurgo Luigi Lorenzelli scomparso all’età di 82 anni.

Storico dottore

Stimato ed amato in paese per la sua professionalità e rettitudine di cuore, nacque l’11 agosto del 1936 in un paese della Toscana, a Filattiera in provincia di Massa Carrara. A soli 9 anni, orfano di padre, arrivò con il resto della famiglia ad Olginate. Dopo aver frequentato il liceo scientifico nel collegio di Celana, allora gestito dall’Arcivescovado di Bergamo, si iscrisse all’università a Milano, laureandosi in medicina e chirurgia nel 1961, a pieni voti e con varie borse di studio. Successivamente si specializzo in igiene attraverso il corso allievi ufficiali di complemento del corpo di sanità dell’esercito italiano alla scuola di Sanità militare di Firenze, durante il quale approfondi gli studi di medicina naturale. “Per oltre vent’anni è stato medico condotto di Olginate – ricorda la figlia Tiziana – Non dimentico la sua dedizione per gli ammalati, li curava e li ascoltava nei vari problemi e sapeva consigliarli: per loro un suo consiglio, contava più di un farmaco. Lo chiamavano anche di notte, si alzava e partiva con la sua borsa in pelle: per lui era una missione e non un lavoro”.

Ha fondato il Gefo a Olginate

Ad Olginate, nel 1965, con altre persone amanti della montagna e della natura, fondò il gruppo Gefo. Oltre all attività di medico, ha sempre coltivato le passioni per la musica e la pittura: frequentò l’Accademia Carrara di Bergamo, sotto la guida del prof Longaretti. I suoi dipinti erano ad olio su tela e rappresentavano paesaggi e personaggi comuni, vedendoli con ironia e sarcasmo. “Mio padre pur essendo stato invitato a diverse manifestazioni artistiche ed anche internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, nel 1985, è sempre stato restio ad esporre le sue opere pittoriche – continua la figlia Tiziana – Tra le rare eccezioni, il premio Buzzati a Milano, che gli valse la medaglia d’argento con il dipinto Il bacio”.

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Gli anni della malattia

“Negli anni della malattia nostra mamma lo ha accudito con devozione fino all’ultimo, una coppia d’altri tempi. Lui era una persona d’animo nobile anche alla fine della malattia devastante non mancava di dire grazie e il suo sorriso ti conquistava”. Nel 1996 dall’allora presidente della Repubblica Scalfaro e dagli ufficiali aveva ricevuto anche il titolo di Nobilis Homo, uomo nobile. “Ora che non avremo più la sua presenza fisica, lo pensiamo sempre con noi. Dopo il bene da lui fatto a noi ed al prossimo, e per la sua vita retta , che ha vissuto, lui ora è in Paradiso , o forse tra il verde della natura che tanto ha amato”.

a cura di Mario Stojanovic