Chiesa gremita ai funerali di Maurizio Ciccio  Valsecchi  celebrati questa mattina a Castello.

La chiesa gremita per Ciccio Valsecchi

La chiesa parrocchiale dei Santi Gervaso e Protaso non è riuscita a contenere tutti gli amici convenuti per salutare un’ultima volta Ciccio. Un uomo che era e rimane una istituzione nel mondo della montagna lecchese. Gestore per sedici anni del Rifugio Azzoni sul Resegone, era legato ad innumerevoli  realtà alpinistiche: volontario del Soccorso Alpino,  membro del Gruppo Gamma e della Società Escursionisti Lecchesi,  consigliere dell’Unione operaia escursionisti italiani (Uoei).

La scomparsa è stata improvvisa. Il dramma si è consumato nella mattinata di ferragosto, in Val Maira, nel Cuneense, dove Valsecchi si trovata per il tradizionale campeggio estivo organizzato dall’Uoei. Partecipava ad una escursione in bicicletta quando è stato colpito da malore. Aveva soltanto 66 anni. La notizia ha lasciato attonite la città e le montagne.

I cori alpini a voci unite

Oltre ai sodali del Gruppo Gamma, del Sel e dell’Uoei, nonché della XIX Delegazione del Soccorso alpino nel quale militava da trentacinque anni, in chiesa sono convenuti rappresentanti di tutti i gruppi alpini del circondario lecchese (sull’altare con i loro labari). Presente fra gli altri anche il celebre fotografo Mauro Lanfranchi, ma anche, in forma privata, il sindaco Virginio Brivio. Il Coro Grigna e i Vuus de la val Granda di Ballabio hanno tributato il loro canto all’amico scomparso, eseguendo a voci unite “Il Signore delle cime” durante la cerimonia funebre. Altri canti sono stati dedicati a Ciccio sul sagrato parrocchiale, prima che il feretro partisse per la cremazione. E non poteva mancare la lettura della Preghiera dell’Alpino e a quella dell’Alpinista.

“Ora è sulla vetta più alta”

Ad officiare questa mattina i funerali il parroco don Egidio Casalone. “Ormai Maurizio ha terminato di scalare e di salire sulle montagne del nostro mondo. Ora è giunto sulla vetta più ardita e tante volte dimenticata: l’incontro con il Signore Gesù. La montagna esige sempre sacrificio e coraggio, anche se dona  serenità e pace. So per esperienza che chi l’ama non può non aver mai pensato al fatto stupendo che siamo figli di Dio. E che oltre alla nostra esistenza c’è un padre a cui siamo diretti”.

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Il messaggio di Stefania

Grande l’affetto espresso ai famigliari di Valsecchi, ad Antonella, madre dei suoi quattro figli Stefano, Carlo, Guido e Marta; all’attuale compagna Stefania Valsecchi. Quest’ultima ha letto dal pulpito un messaggio. “Vola alto come hai sempre fatto, ogni giorno, più volte al giorno, dicevi ‘bella la vita!’. E lo dicevi nonostante  una batosta dietro l’altra  negli ultimi anni. Esuberanza, gioia di vivere, allegrezza, da spargere. Forza coraggio, intelligenza, decisione, saggezza. Ci lasci un’eredità tanto preziosa quanto impegnativa. faremo tutto il possibile  per esserne all’altezza. Il tuo insegnamento  vero e grande? Dare più vita ai nostri giorni, e non più giorni alla nostra vita”.

La lettera dei figli

Commovente il messaggio letto a fine esequie dal figlio Carlo a nome anche dei suoi fratelli.

“Tanto per cambiare ne hai combinata un’altra delle tue. Come sei sempre stato imprevedibile, ma non pensavo che potessi esserlo fino a questo punto. Purtroppo  non decidiamo quando nasciamo e quando moriamo. L’unica cosa che possiamo decidere è come occupare questo breve intervallo.

Te ne vai con un numero da prestigiatore, come eri abituato a fare. Lasciando comunque quattro ragazzi dei quali ti sapevamo orgoglioso. Ci hai insegnato a lottare con tutte le nostre energie per arrivare ai nostri obiettivi. A non mollare mai. Ci hai insegnato cosa vuol dire essere se stessi, sempre e comunque. Ci ha insegnato che è bello avere una linea di riferimento, che è quella la serenità.  Ma anche che ogni tanto è bello uscire per un po’.

Ci hai trasmesso mille passioni, perché non stavi mai fermo. Una su tutte la montagna, che da oggi credo apprezzeremo ancora di più perché ti ritroveremo in un folata di vento, ma anche nel silenzio più assordante. Possiamo dire che sentiremo in modo assoluto la tua mancanza. Ma cercheremo di sorridere, pensandoti tutto gasato, a combinarne un’altra delle tue, Ciao Ciccio. Arrivederci papà”.

Mario Stojanovic