Un 25 Aprile partecipato più che mai nel capoluogo lecchese. Chi dice il doppio, chi addirittura il triplo rispetto al numero dei cittadini che lo scorso anno avevano preso parte alla celebrazione dell’anniversario della Liberazione dall’occupazione nazifascista. Il ponte di Pasqua ha certo contribuito, ma un probabile merito va ascritto al clima, non certo (solo) a quello meteorologico.

25 Aprile in città

Vero è che quest’oggi, dopo la messa celebrata dal prevosto monsignor Davide Milani nel Santuario della Vittoria (accompagnata dai canti del Coro Alpino Lecchese), centinaia di persone si sono aggregate al corteo che da piazza Manzoni ha raggiunto il Monumento ai Caduti della Lotta di Liberazione  davanti al liceo Grassi. Altrettante quelle che hanno poi gremito sala Don Ticozzi dove si sono tenuti i discorsi delle autorità e una serie di letture commemorative accompagnate dalla musica della giovane violinista Cecilia Andreotti. Alla banda cittadina, il corpo musicale Alessandro Manzoni, il compito  istituzionale di eseguire l’inno di Mameli e, a grande richiesta, sul finale della manifestazione, “Bella Ciao”.

Leghisti assenti

Nota sulle presenze: diversi i consiglieri di maggioranza al seguito del sindaco Virginio Brivio; nelle prime file del consesso spiccavano gli assessori Simona Piazza, Corrado Valsecchi, Clara Fusi, e Riccardo Mariani, ma anche il consigliere di Forza Italia Emilio Minuzzo e (alla messa alla Vittoria) Fillippo Boscagli. Più defilato Alberto Anghileri (Sinistra). Assenti – senza destare particolari stupori, seppure l’occhio dei cronisti ha passato in rassegna la folla in cerca di conferma  – gli esponenti del Carroccio.

Non tutta Lecco ma una sua nutrita rappresentanza, più cospicua che negli anni passati, ha insomma sentito il dovere di onorare la medaglia d’argento al valore resistenziale conferita a tutta la città  nel 1976, grazie ai numerosi meriti conseguiti dai lecchesi nella lotta per la libertà dalla occupazione nazifascista.

Il discorso del sindaco

“Non si tratta di un rito vuoto, e nemmeno svuotato dalle polemiche di questi giorni”, ha esordito il primo cittadino nel suo discorso. “Se il 25 Aprile ha ancora un senso lo ha di certo qui a Lecco. Abbiamo il dovere di ricordare la storia di una città che ha sempre avuto la libertà come rotta del proprio cammino”. E qui Brivio ha evocato il precedente storico della partecipazione alle Cinque Giornate di Milano nel 1948 che valse poi al borgo lariano il titolo di città.

“Trovo ozioso e pretestuoso che ancor oggi si stia a tifare per l’una o l’altra parte. Siamo in un tempo che richiede un nuovo rinascimento e un nuovo umanesimo per vincere la sfida del futuro. Dobbiamo tutti riconoscere che la libertà , se non è condivisa, se non è riconosciuta in egual misura a tutti, allora non può essere vera”. Brivio ha dunque fatto riferimento alle ormai prossime elezioni europee. C’è chi le ritiene ormai soltanto “una cartina di tornasole per misurare il consenso popolare”. In una perenne campagna elettorale.

“La Resistenza ci ha insegnato che il voto popolare è il cardine della democrazia, quantunque incompiuta essa possa essere” il richiamo al dovere civico  da espletare anzitutto nell’urna. Il voto dovrebbe essere il punto di partenza per dare al mondo nuovi orizzonti di civiltà. “Orizzonti che oggi invece evaporano per miopia o calcoli di parte” constata amaramente il sindaco. “Ma nessuno può cancellare l’avventura di tanti uomini e donne che, scelto da che parte stare, hanno messo in campo energie vitali per realizzare la democrazia” ha concluso.

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Il neo prefetto: “Giorno della riunificazione”

Il neoprefetto Michele Formiglio, pressoché al suo esordio pubblico in città ha tenuto un discorso certamente più breve della sua predecessora Liliana Baccari. “Occorre portare avanti la meritoria trasmissione alle generazioni future dei valori della Resistenza, nata dal bisogno insopprimibile, istintivo e fortissimo, di libertà e giustizia per la dignità umana”.

Formiglio ha dunque citato il padre nobile della Costituzione italiana Piero Calamandrei,  per il quale se volessimo recarci in pellegrinaggio nei luoghi dove è effettivamente nata la carta costituzionale della nostra Repubblica dovremo andare sui monti, nelle carceri, nei campi dove i partigiani hanno perso la loro vita. “Ma il 25 aprile è anche festa della riunificazione di una Italia  divisa in due dall’occupazione tedesca” ha aggiunto. Ma il riferimento non si è spinto oltre. Si è limitato alla  linea di mezzeria  geografica che tagliava lo Stivale con i tedeschi sopra e gli alleati angloamericani sotto. Nessuna allusione alla spaccatura  evidentemente  rimasta e che ancor oggi fa del 25 Aprile una questione  divisiva per la società italiana.

 

Usuelli: “Riscatto nazionale”

Claudio Usuelli, presidente della Provincia di Lecco, anche lui al suo primo 25 Aprile vestendo nuovi panniistituzioali, ha parlato invece di “giornata di riscatto nazionale di chi ama una Italia libera e democratica”.

Il presidente di Anpi

Enrico Avagnina, presidente provinciale dell’Anpi Lecco, ha sottolineato la “matrice antifascista” della Resistenza. Ha dunque ricordato protagoniste donne dell’antifascismo lecchese, come Vera Ciceri, operaia, “la prima a salire ai Piani d’Erna per organizzare la resistenza armata”. Ma anche i giovani che ebbero il coraggio  di dire no alla Repubblica di Salò e diventare “sbandati” (ricordate quelli caduti per fucilazione a Fiumelatte e alla filanda). Senza dimenticare coloro che la resistenza la fecero rifiutando  la guerra, eppure prestandosi come staffette, crocerossine o semplici soccorritrici (come le sorelle Villa). Esempi “che Anpi rilancia contro le miserie di oggi”.

“Lo spirito della resistenza sta nella nostra Costituzione, che ha carattere rigoroso ma sa guardare al futuro”. “Guardiamo con preoccupazione crescente alla non applicazione e non attuazione degli articoli della nostra Costituzione, questo soprattutto dinnanzi al ripetersi di manifestazioni filofasciste che secondo qualcuno non si possono impedire perché non ci sarebbero le norme” ha spiegato Avagnina. “Si fa dunque il contrario di quello che la nostra Costituzione dice. Ma come può la democrazia conciliarsi con il razzismo, con i simboli del fascismo, dell’autoritarismo di pochi sui molti?”. Consiglio al sindaco: “Ai 18enni oltre a consegnare una copia della Costituzione, regalare che un percorso esplicativo della stessa”.

“Oh Bella ciao”

Infine la lettura di lettere e ultimi messaggi  scritti da persone cadute nell’esercizio della resistenza, non solo in Italia. Alcuni lettori si sono succeduti sul palco, accompagnati dalla melanconica voce di un violino. La banda ha restituito vigore alla platea. La chiosa è stata “Bella Ciao” cantata in coro.