Piazza Garibaldi a Lecco si è animata nel pomeriggio di giovedì 5 marzo 2026 con striscioni e voci in cerca di attenzione. Qui si è svolto il presidio «War on War», organizzato da UdS Lecco (Unione degli Studenti), che ha riunito giovani per esprimere il loro rifiuto alla reintroduzione della leva militare e, più in generale, all’economia di guerra.
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Opposizione alla reintroduzione della leva militare
Tra i partecipanti, Matteo Paterniti e Davide Rigamonti hanno illustrato le motivazioni dell’evento: «Siamo qui per aderire a una mobilitazione nazionale promossa da UdS. Il nostro obiettivo è combattere contro la reintroduzione della leva militare e, più in generale, contro l’economia di guerra e il riarmo dell’Europa».
La protesta si oppone anche alla leva militare volontaria, considerata dagli organizzatori una scelta non realmente libera: «Anche se volontaria, partecipare alla leva non è mai una scelta autentica, ma un ricatto sociale – hanno affermato i giovani – Si esercita una pressione per coinvolgere le persone, anche contro la loro volontà».
Questa denuncia si inserisce in un contesto più ampio, in cui i giovani si sentono sempre più disciplinati all’interno di un orizzonte militarizzato. «La precarietà e la mancanza di opportunità possono diventare strumenti di pressione» hanno aggiunto.
Inoltre, durante gli interventi è emerso che la spesa per la Difesa in Italia è aumentata del 50% negli ultimi dieci anni, superando nel 2026 i 31 miliardi di euro, di cui 13 miliardi destinati agli armamenti. «Non supportiamo l’economia di guerra – hanno dichiarato – Le istituzioni non investono adeguatamente in scuola, sanità e casa, mentre la spesa militare continua a crescere».
Un altro elemento critico riguarda il sistema economico che prospera sui conflitti: «Numerose banche, fabbriche e aziende militari traggono profitto dalle guerre in corso. Siamo favorevoli a una politica di pace, e il riarmo non è in linea con i principi pacifisti».
L’obiettivo principale rimane la sensibilizzazione: «Vogliamo che le persone diventino consapevoli e che si avvi un dialogo – hanno sottolineato – Speriamo di poter interagire con i passanti e discutere di questi temi. Il nostro punto di partenza è la comunità: bisogna unirsi per fermare queste dinamiche, perché senza il coinvolgimento della popolazione non si può ottenere nulla».
Lucia Avallone