Ultimi giorni della mostra

Indagini scientifiche sul capolavoro di Lecco: la “Nascita della Vergine”

Approfondimenti diagnostici sull'opera esposta a Palazzo delle Paure, in chiusura l'8 marzo 2026.

Indagini scientifiche sul capolavoro di Lecco: la “Nascita della Vergine”
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Mancano poco più di sette giorni alla chiusura della mostra “Capolavoro per Lecco”, prevista per l’8 marzo 2026. In questo periodo, l’esposizione — promossa dalla Comunità pastorale e dall’Associazione culturale “Madonna del Rosario”, con la collaborazione del Comune di Lecco e il sostegno di diverse istituzioni regionali e aziende — offre un’opportunità per approfondimenti scientifici.

Indagini sulla “Nascita della Vergine”

Martedì scorso, Gianluca Poldi, docente di Diagnostica dei materiali e delle tecniche esecutive per le superfici dipinte presso l’Università di Udine, ha condotto indagini sul telero dedicato alla “Nascita della Vergine”, proveniente dalla Galleria Sabauda di Torino e attualmente esposto a Palazzo delle Paure.

“Non avevo ancora affrontato il telero di Torino, così come l’altro esposto alla Galleria Sabauda. Quest’opera è particolarmente interessante, poiché si ipotizza una collaborazione tra Jacopo Bellini e i suoi figli Giovanni Bellini e Gentile Bellini. La diagnostica scientifica può fornire informazioni preziose riguardo l’attribuzione, il disegno sottostante e lo stato di conservazione del dipinto”, ha dichiarato Poldi.

Durante le analisi, Gianluca Poldi ha eseguito riflettografie infrarosse, rivelando differenze tra il disegno preparatorio e il quadro finale. Il disegno originale metteva in evidenza lunghe dita per Sant’Anna e includeva una collana che nel dipinto non è presente.

Un’altra area di studio fondamentale riguarda i pigmenti utilizzati. Le spettrometrie di riflettanza hanno fornito dati sui colori impiegati: azzurri, incarnati, rossi e gialli. Alcune tinte risultano alterate nel tempo. In certi casi è stata impiegata una lacca a base di cocciniglia europea, mentre in altri è stato aggiunto indaco, conferendo una tonalità più violacea.

Dalle analisi sugli azzurri emerge l’uso di due pigmenti differenti: l’azzurrite (azurro della Magna) per le tonalità scure e il lapislazzuli, pigmento costoso, per il manto più vivido.

Gianluca Poldi continuerà le analisi sull’altro telero custodito a Torino, con l’obiettivo di approfondire le caratteristiche tecniche adottate dalla bottega dei Bellini.