Il monitoraggio della Goletta dei Laghi sul Lago di Como ha restituito un quadro che evidenzia sia aspetti positivi che negativi: cinque punti rispettano i limiti di legge, uno è stato classificato come «inquinato» e tre come «fortemente inquinati». Questa campagna di Legambiente si propone di analizzare la salute dei principali bacini lacustri italiani.
L’analisi ha riguardato nove punti lungo le sponde del Lario, con sei campionamenti in provincia di Lecco e tre in provincia di Como. Due siti previsti dal programma non sono stati analizzati a causa della scarsità d’acqua.
I risultati sono stati presentati mercoledì 8 luglio 2026 all’Officina Badoni di Lecco, in un incontro che ha visto la partecipazione di rappresentanti di Legambiente, istituzioni locali e gestori del servizio idrico. Tra i presenti c’erano Emilio Bianco, portavoce della Goletta dei Laghi, Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, e Costanza Panella del circolo Legambiente Lario Sponda Orientale.
L’assessore alla Partecipazione del Comune di Lecco, Alessandra Rota, ha sottolineato l’importanza del lago per la città, affermando: «Prendersi cura del lago significa prendersi cura del territorio e delle persone. Il Comune è impegnato su questo fronte e auspico che questo lavoro condiviso porti a azioni concrete per la sua tutela».

Emilio Bianco, portavoce della Goletta dei Laghi, ha spiegato come l’iniziativa, giunta alla sedicesima edizione, sia stata estesa a diversi laghi italiani. «Monitoriamo la qualità delle acque in punti distinti rispetto ai controlli ufficiali, per identificare criticità e segnalarle alle autorità competenti».
Le analisi si concentrano su parametri microbiologici, in particolare sulla presenza di batteri fecali, e includono anche verifiche chimico-fisiche quando necessario. «Non ci poniamo in competizione con Ats o Arpa», ha precisato Bianco, «ma desideriamo fornire un contributo attraverso una fotografia della situazione attuale». Ha anche richiamato l’attenzione sulle pressioni che stanno modificando gli ecosistemi lacustri, sottolineando come il cambiamento climatico e l’azione antropica stiano influenzando significativamente questi ambienti.

Tra i fattori che influenzano la salute dei laghi vi sono l’urbanizzazione, l’aumento della temperatura delle acque e eventi meteorologici estremi. Bianco ha osservato che «la protezione dei laghi implica investimenti sulla resilienza dei territori».
I dati del monitoraggio sul Lario
Il programma scientifico della Goletta dei Laghi prevedeva il monitoraggio di 11 punti, di cui nove sono stati effettivamente analizzati. Due punti, il torrente Inganna a Colico e il torrente Esino a Perledo, non sono stati valutati a causa della scarsità d’acqua. I dati indicano che il Lago di Como e altri laghi del Nord Italia stanno vivendo una crisi idrica significativa, con il Lario che ha registrato un calo di oltre 22 centimetri dal fine giugno, raggiungendo un livello di riempimento del 41% il 5 luglio. Inoltre, la temperatura superficiale media dell’acqua è risultata superiore di 0,64 °C rispetto alla media storica.
Per quanto riguarda l’inquinamento, il bilancio sul Lago di Como mostra cinque punti entro i limiti, uno «inquinato» e tre «fortemente inquinati». Le analisi hanno evidenziato che la foce del fiume Adda a Colico, la foce del torrente Meria a Mandello del Lario e la foce del Rio Varrone a Dervio sono risultate entro i limiti. Il torrente Valle dei Mulini alla foce di Bellano è stato classificato come «inquinato», mentre le maggiori criticità riguardano le foci del torrente Caldone a Lecco e del torrente Gallavesa a Vercurago, entrambe «fortemente inquinate».
Tuttavia, rispetto agli anni precedenti, alcuni punti che in passato erano risultati inquinati hanno mostrato segnali di miglioramento, rientrando nei limiti di legge.
In provincia di Como, la foce del torrente Cosia è risultata fortemente inquinata, mentre la foce del torrente Breggia a Cernobbio e quella del torrente Albano a Dongo sono state classificate entro i limiti.
Scarichi anomali e allacci: l’allerta di Legambiente
Diletta Negri, del circolo Legambiente Lecco, ha sottolineato la necessità di un maggiore impegno da parte delle amministrazioni locali e del gestore del servizio idrico per affrontare gli scarichi anomali. Secondo Negri, «le acque non trattate vengono immesse nella rete fognaria, spesso a causa di attività produttive che scaricano sostanze non compatibili». Ha citato il caso di Premana, dove il depuratore è stato compromesso dall’immissione di metalli pesanti. L’attenzione si concentra anche sugli scarichi civili, in particolare sul torrente Caldone. «Chiediamo che le verifiche riprendano per affrontare questa situazione critica».

Negri ha inoltre evidenziato la necessità di investimenti strutturali e di un maggior rispetto delle normative sulla gestione delle acque bianche. Ha sottolineato che l’attuale proliferazione di alghe, favorita dalle elevate temperature e dal livello basso del lago, rappresenta un problema igienico-sanitario e una minaccia per l’ecosistema. «Chiediamo un intervento tempestivo da parte della Provincia e delle autorità per contenere il fenomeno».
Ufficio d’Ambito: «Migliorata la qualità degli scarichi, resta il nodo degli allacci»
L’Ufficio d’Ambito di Lecco e Lario Reti Holding stanno lavorando per migliorare la qualità delle acque attraverso il potenziamento dei depuratori e il controllo degli allacci. Elena Arena ha fornito un aggiornamento sui progressi e le criticità: «Dal 2016 abbiamo razionalizzato gli impianti di depurazione e la qualità degli scarichi è migliorata, ma rimangono problemi legati agli allacci». Ha sottolineato l’importanza delle convenzioni con i Comuni per le ispezioni, evidenziando che molte amministrazioni si sono dimostrate interessate, ma che le attività sul campo sono talvolta insufficienti.
Esempi virtuosi includono Cremella, Pasturo e Viganò, dove le reti sono state quasi completamente ispezionate.

In particolare, a Colico, sono stati individuati 11 allacci non corretti sul torrente Inganna, con altri 89 in fase di verifica. Le attività di monitoraggio continueranno nei prossimi mesi per migliorare l’efficienza della rete fognaria e la qualità delle acque del territorio lecchese.
Il quadro regionale
Il monitoraggio condotto da Legambiente sui principali laghi lombardi, tra cui Iseo, Garda, Lario, Ceresio e Maggiore, ha evidenziato che il 50% dei 30 punti monitorati presenta valori oltre i limiti di legge, con 11 punti classificati come «fortemente inquinati» e quattro come «inquinati». Solo 15 campionamenti hanno rispettato i limiti.
«Le criticità rappresentano la metà dei campionamenti effettuati in Lombardia» ha commentato Barbara Meggetto. «È fondamentale capire come recuperare i livelli di contaminazione e sviluppare un ciclo integrato delle acque per una transizione ecologica necessaria, soprattutto in territori fragili».
