Calo infortuni ma morti in aumento

Infortuni sul lavoro a Lecco: lieve calo ma incremento dei decessi

Nel 2025, la provincia di Lecco ha registrato 5 decessi, due in più rispetto ai 3 dell'anno precedente. Un aumento che contrasta con il calo regionale del 9,89%, dove i morti sul lavoro sono scesi da 182 a 164.

Infortuni sul lavoro a Lecco: lieve calo ma incremento dei decessi

I dati forniti dall’INAIL sugli infortuni e le malattie professionali nel 2025 offrono un quadro dettagliato per la provincia di Lecco. Secondo la CISL, questi numeri rappresentano “un’occasione per verificare l’efficacia delle politiche di prevenzione e rafforzare l’impegno comune affinché il miglioramento sia continuo e strutturale”.

Infortuni sul lavoro: calo lieve ma aumento dei decessi

Nel 2025, le denunce di infortunio sul lavoro nella provincia di Lecco sono state 3.459, mostrando un lieve calo rispetto al 2024 (-0,89%), un dato che indica una sostanziale stabilità del fenomeno.

Più allarmante è il dato sugli infortuni mortali: nel 2025 si sono registrati 5 decessi, due in più rispetto ai 3 dell’anno precedente. Questo incremento è in controtendenza rispetto al calo regionale (-9,89%), dove i morti sul lavoro sono scesi da 182 a 164.

“Nonostante le politiche adottate dal Sindacato e dagli enti competenti, gli infortuni sul lavoro rimangono una delle sfide più difficili da affrontare – commenta Mirco Scaccabarozzi, Segretario generale CISL Monza Brianza Lecco. – La rigorosa applicazione delle normative dovrebbe essere scontata, specialmente quando riguardano vite umane, ma spesso le aziende la percepiscono come una perdita di tempo e quindi di denaro. I dati a livello provinciale sono incoraggianti, ma non possiamo e non vogliamo abbassare la guardia”.

Malattie professionali: un fenomeno sottostimato

Nel Lecchese si osserva una significativa diminuzione delle denunce di malattie professionali: 108 nel 2025 rispetto alle 140 del 2024 (-22,86%). Tuttavia, secondo la CISL, questo calo non deve essere interpretato automaticamente come un miglioramento reale delle condizioni di salute.

“A nostro avviso – sottolinea il sindacato – il calo evidenzia principalmente una mancata emersione delle patologie correlate al lavoro. Siamo convinti che il fenomeno sia ancora ampiamente sottostimato e che i dati reali siano ben più elevati”.

Da qui la richiesta di potenziare l’informazione e i percorsi di tutela. La CISL evidenzia il ruolo del Patronato INAS CISL, che fornisce assistenza gratuita per il riconoscimento delle malattie professionali, supportando i lavoratori nel processo con l’INAIL, dalla denuncia alla valutazione medico-legale, fino a eventuali indennizzi, rendite o ricorsi.

Infortuni in itinere e lavoratori over 55: le criticità

A livello regionale, gli infortuni in itinere sono in crescita (+2,65%), rappresentando il 18,45% del totale, con un aumento più rapido rispetto a quelli che avvengono sul luogo di lavoro (+0,33%). In particolare, i decessi “in occasione di lavoro” sono in calo (-14,5%), mentre quelli in itinere aumentano (+1,96%) e ora rappresentano quasi un terzo del totale (31,7%).

“L’analisi del report INAIL chiarisce dove è necessario intervenire – spiega Scaccabarozzi –: settori ad alto rischio, lavoratori over 55, lavoratori extra-UE, sicurezza negli spostamenti e tutela della salute nel lungo periodo, promuovendo l’emersione delle malattie professionali e la loro prevenzione”.

I dati regionali mostrano anche che circa il 30% degli infortuni riguarda lavoratori tra i 45 e i 59 anni, con un picco nella fascia 50-54 anni. Per quanto riguarda gli infortuni mortali, la fascia più colpita è quella tra i 60 e i 64 anni, seguita dalle categorie 55-59 e 50-54 anni, confermando l’impatto dell’invecchiamento della forza lavoro.

Un altro dato significativo riguarda la sovra-rappresentazione dei lavoratori extra-UE: a fronte di una quota di occupati intorno al 10%, gli infortuni che li coinvolgono superano il 23%, con un ulteriore incremento nel 2025 (+3,41%).

I settori maggiormente colpiti

In Lombardia, il maggior numero di infortuni si registra nel terziario (29.571 casi) e nell’industria (27.977). Per quanto riguarda i casi mortali, l’industria è il settore con il numero più elevato di decessi (68), seguita dal terziario (42) e dall’artigianato (23).

Tra le attività economiche, i settori con più infortuni includono il trasporto e magazzinaggio, commercio e riparazioni, costruzioni, sanità e assistenza sociale, noleggio e servizi alle imprese. Per i casi mortali, al primo posto si collocano le costruzioni, seguite da trasporto e magazzinaggio e commercio.

“La riduzione dei decessi a livello regionale è un segnale positivo – conclude Scaccabarozzi – ma i dati complessivi confermano che la sicurezza sul lavoro resta una sfida centrale, soprattutto in una regione con un’alta densità occupazionale come la Lombardia. Nel Lecchese, dove il tessuto produttivo è fortemente industriale, la prevenzione deve essere una priorità assoluta e condivisa”.