Oltre trenta fotografie del Lago di Como adornano da oggi, sabato 30 maggio 2026, le pareti del Day Hospital di Ematologia e Oncologia dell’Ospedale Valduce di Como. Questa iniziativa non si limita a un semplice abbellimento degli spazi, ma rappresenta un gesto d’amore e un progetto mirato all’umanizzazione delle cure, reso possibile grazie all’associazione dedicata alla memoria del noto fotografo di Dervio, Silvio Sandonini.

Le fotografie come supporto terapeutico
Le opere, stampate su grandi pannelli e disposte nei vari ambienti del reparto, accompagneranno i pazienti durante le terapie. Il Direttore della Struttura Complessa di Ematologia e Oncologia del Valduce, dottor Mauro Turrini, ha spiegato il significato profondo di questa iniziativa: “Chi affronta un percorso oncologico vive momenti di particolare fragilità ed è spesso costretto a trascorrere molte ore negli ambienti ospedalieri. Portare la bellezza del nostro territorio nei corridoi e nelle sale d’attesa, trasformandoli in una sorta di galleria d’arte, significa prendersi cura della persona nella sua interezza. Speriamo che queste immagini possano offrire ai pazienti e ai loro familiari un momento di sollievo, allontanando, anche solo per un attimo, i pensieri legati alla malattia”.
L’associazione che ricorda Silvio Sandonini continua a mantenere vivo il legame del fotografo con il Lario, unendo la sua passione per la fotografia a un impegno concreto di solidarietà. Gli scatti donati offrono visioni poetiche e attimi rubati del lago, trasformando le pareti ospedaliere in finestre aperte sulla natura.
Questa iniziativa evidenzia ancora una volta il valore della collaborazione tra strutture sanitarie e realtà associative nel migliorare la qualità della vita nei reparti. “Un ringraziamento speciale – conclude il dott. Turrini – va alla figlia Noemi e a tutti i volontari dell’Associazione, che hanno voluto trasformare il ricordo di una persona cara in un dono vivo per la comunità, un raggio di luce e bellezza che accompagna i nostri pazienti nel loro cammino di cura”.
